La Stampa, 17 luglio 2026
Federico Basso parla di comicità e dei suoi colleghi
Ha vinto la quinta edizione di LOL, conquistato il pubblico di Toy Story 5 doppiando il giocattolo Smarty Pants, riempito i teatri con lo spettacolo Profilo Basso ed è appena stato premiato al BCT Festival 2026 di Benevento. «Non sono mai stato uno che smaniava per stare al centro dell’attenzione, quanto mi sta capitando è in controtendenza rispetto al mio carattere», scherza il comico torinese Federico Basso, pronto al nuovo spettacolo Non faccio il bis.
Quando ha capito di far ridere?
«Alle superiori. Mi dicevano “Dovresti fare il comico”. Mi sono detto che forse vedevano un aspetto del mio carattere che io non riuscivo a notare, così ho provato».
Cosa la fa ridere?
«L’umorismo surreale, ho sempre ammirato come maestro Paolo Migone per l’abilità di unire umorismo e poesia nei monologhi. Mi fanno ridere anche le cose inaspettate, i video sui social in cui non si distingue più se è vero o è Ai, rido se mi fa venire il dubbio».
Dei colleghi chi la fa ridere?
«Sono felice del successo di Max Angioni, ricordo le prime puntate con lui a Zelig durante la pandemia, la prima apparizione a torso nudo da Aquaman. Sono contento per Geppi Cucciari, siamo cresciuti insieme a Zelig, ci siamo ritrovati nella finale di Lol, sul podio con Andrea Pisani e non avrei potuto desiderare di meglio».
Con chi vorrebbe lavorare?
«Sono nato e cresciuto con Carlo Verdone, un film con lui sarebbe un sogno».
Zalone le piace?
«Tanto, ho avuto la fortuna di collaborarci ai tempi di Resto Umile World Show, non so perché mi avesse chiamato. Siamo rimasti in contatto, sono felice per il suo successo al cinema, è intelligente e da Luca Medici è misurato, serio e con molta consapevolezza di sé».
Chi l’ha ispirata più di tutti?
«Raimondo Vianello, ho avuto il privilegio di incontrarlo a Saint Vincent per un premio televisivo, aveva uno stile unico, poliedrico, elegante ma divertente, come le sue parodie di Zorro o Tarzan. Oggi forse alcune sue frecciatine alla moglie susciterebbero qualche polemica».
Cosa pensa del politicamente corretto?
«È sempre un gioco tra la sensibilità del comico e quella del pubblico, se coincidono tutto bene, altrimenti vengono fuori i problemi, specie se il pubblico ha aspettative sul comico che non vengono attese. Ma io non ho questi problemi, non avendo mai avuto un livello di trasgressione nei miei monologhi per cui mi sia dovuto porre divieti o filtri».
Banfi ha detto che per far ridere gli altri ha rinunciato a molto nella sua vita. Lei?
«Non scio, non gioco a padel, rinunce ce ne sono state, ma se il prezzo da pagare per essere arrivato fin qua è stato rinunciare a una serata in discoteca con gli amici ne è valsa la pena».
Il suo rapporto con la popolarità?
«Il fatto che sia stato graduale mi ha aiutato. Non ho avuto il boom, sono più di vent’anni che cavalco questa curva che per fortuna tende a salire, anche grazie ai social. Mi fa piacere notare che ogni giorno sempre più persone sorridono quando mi incontrano per strada».
Prime Video ha appena presentato Lol Halloween Special con un nuovo divieto, non spaventarsi, che ne pensa?
«Bella l’idea di trovare qualcosa di diverso, ho letto che per la prima volta la Gialappa’s sarà in video, altra grande novità».
Lei come ha fatto a non ridere?
«All’inizio aiutava la tensione di non sapere cosa stesse succedendo, poi subentrava la stanchezza, poi la concentrazione e alla fine la motivazione di arrivare fino in fondo e poter aiutare. Io con la vittoria ho aiutato l’Avis».
Far ridere è più complicato di far piangere?
«Più complesso e più gratificante. Ogni volta che il pubblico ride mi sento un prestigiatore, la risata è sempre involontaria, quando riesci a ottenere una risata gratifica più degli applausi».
A ottobre debutta con Non faccio il bis, che spettacolo sarà?
«Già dal titolo fugo ogni dubbio, togliamo l’imbarazzo a chi appena finito lo spettacolo fugge per motivi legati a babysitter e parcheggio. Niente bis, farò un monologo in cui parlo di me stesso, del mio passaggio dai 51 anni in poi, in cui guardo molto meno al passato e al futuro e molto di più al presente».