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 2026  luglio 17 Venerdì calendario

Google, nuovo scontro con Bruxelles: "Deve aprire all’Ai dei concorrenti"

L’Unione europea apre un nuovo fronte di scontro con Google, imponendo al gruppo di aprire ai concorrenti il proprio sistema operativo Android e di condividere i dati relativi alle ricerche online. Le due decisioni sono state adottate nel quadro del Digital Markets Act, il nuovo regolamento sui mercati digitali. Un doppio verdetto che arriva proprio nel giorno in cui la Corte di Giustizia dell’Unione europea ha dato ragione all’Agcom in un contenzioso con il colosso americano, stabilendo che la società può essere ritenuta responsabile dei contenuti pubblicati su YouTube dai creator che hanno siglato accordi commerciali con la piattaforma.
La prima decisione riguarda Android e punta a garantire che gli assistenti di intelligenza artificiale sviluppati da società concorrenti possano accedere alle stesse funzionalità del sistema operativo che oggi sono disponibili per Gemini, il servizio di Google.
«Attualmente, sui telefoni Android – spiega la Commissione –, gli assistenti Ai dei concorrenti hanno solo un accesso limitato alle funzionalità chiave del sistema operativo Google Android. Senza questo accesso, gli assistenti alternativi non competono su un piano di parità con i servizi di Google». L’obiettivo è consentire agli utenti di scegliere un assistente di intelligenza artificiale alternativo come predefinito, di attivarlo con comandi vocali analoghi al classico “Hey Google” e di utilizzarlo per eseguire operazioni all’interno delle applicazioni, «nel rispetto delle garanzie di sicurezza, privacy e integrità dei dispositivi».
La seconda decisione disciplina invece la condivisione dei dati raccolti da Google Search con i motori di ricerca concorrenti, estendendo l’accesso anche ai chatbot basati sull’intelligenza artificiale dotati di funzionalità di ricerca. I dati dovranno essere anonimizzati secondo criteri fissati dalla Commissione, che ha definito anche le modalità di accesso e il corrispettivo economico. La condivisione dovrà partire da gennaio 2027, mentre le modifiche ad Android entreranno in vigore da luglio dello stesso anno.
Google ha contestato duramente le decisioni che – secondo Kent Walker, presidente degli Affari globali di Google e Alphabet – «rischiano di compromettere misure di salvaguardia vitali per la privacy e la sicurezza di milioni di europei». Secondo il manager, l’obbligo di aprire Android a software di terze parti metterebbe a rischio la sicurezza dei dispositivi, concedendo ad applicazioni esterne autorizzazioni particolarmente sensibili senza adeguate tutele. Walker ha inoltre espresso forti perplessità sulle nuove regole relative a Search, affermando che potrebbero esporre «le ricerche private dei cittadini europei a società sconosciute», con rischi per la privacy, per i segreti commerciali delle imprese e perfino per la sicurezza nazionale. Google chiede quindi un’attuazione «flessibile e basata sulle evidenze», che tenga conto dei possibili effetti negativi delle misure.
In parallelo è arrivata anche una pronuncia destinata ad avere un impatto rilevante sulle responsabilità delle piattaforme digitali. La Corte di Giustizia dell’Ue ha infatti dato ragione all’Agcom nel contenzioso relativo alla multa da 750 mila euro inflitta nel 2022 a Google Ireland per la presenza su YouTube di video che promuovevano il gioco d’azzardo online, in violazione della normativa italiana.
Secondo i giudici di Lussemburgo, quando Google esamina il canale di un creatore, i video più visualizzati o recenti e i relativi metadati prima di concludere un accordo di partnership commerciale, acquisisce una conoscenza concreta dei contenuti pubblicati. In questo caso non svolge più un’attività tecnica e passiva e non può quindi beneficiare dell’esenzione di responsabilità che è prevista per i semplici prestatori intermediari. «Siamo delusi dalla decisione della Corte di Giustizia, su cui avremo bisogno di ulteriore chiarezza – ha commentato un portavoce –. Sosterremo le nostre argomentazioni davanti al Consiglio di Stato».