repubblica.it, 17 luglio 2026
Trump accusa la Cina: “Ha rubato i dati di 220 milioni di elettori”. Pechino nega
Il sistema elettorale americano è compromesso e vulnerabile oltre ogni capacità di difenderlo, mentre la Cina ha commesso la più grande violazione relativa ai dati dei votanti negli Stati Uniti. Così almeno ha sostenuto Donald Trump, nel discorso alla nazione tenuto stanotte, che però secondo i suoi critici conteneva informazioni in larga parte già note, o forzate per dare la sensazione di un’emergenza in realtà non esistente. Il tutto allo scopo di spingere il Congresso ad approvare la legge “Save America Act”, mobilitare la base Maga, influenzare le midterm di novembre e mettere le basi per contestare la legalità di una eventuale sconfitta. E la risposta di Pechino non si è fatta attendere: “Pure invenzioni”.
Il sistema elettorale compromesso
Nel discorso di circa 25 minuti, non trasmesso in diretta dalle televisioni Abc, Nbc e Cnn, il presidente Usa ha dichiarato che il sistema elettorale gestito dal governo di cui è capo è inaffidabile: “Queste rivelazioni mostrano un sistema elettorale così compromesso e così vulnerabile che nessuno può davvero difenderlo. È indifendibile”. L’allarme lo ha lanciato sulla base di informazioni dell’intelligence che ha deciso di pubblicare, insieme all’esito di inchieste da lui stesso ordinate.
I dati rubati da Pechino
"Documenti recentemente declassificati rivelano che, nel corso di diversi anni a partire dal ciclo elettorale del 2020, la Repubblica Popolare Cinese ha perpetrato quella che si ritiene essere la più grande violazione di dati elettorali della storia, acquisendo illecitamente quelli su 220 milioni di elettori statunitensi”. Secondo il capo della Casa Bianca “queste informazioni includono nomi, indirizzi, numeri di telefono, preferenze politiche e altri dati sensibili, necessari per la registrazione al voto e per altre attività illecite”. Averli persi “rappresenta un incubo senza precedenti per la sicurezza elettorale. Le informazioni di intelligence indicano addirittura che Cina ha assegnato un’unità specifica per l’analisi dei dati a questo nuovo progetto”.
La realtà, secondo il New York Times, è che Pechino ha ottenuto solo documenti elettorali già pubblici e quindi accessibili a tutti, senza poi farne alcun uso. I servizi segreti nei rapporti rivelati convergono su questa conclusione, anche se secondo una posizione di minoranza nel 2020 la Cina non era favorevole alla rielezione di Trump. Gli stessi documenti, però, ripetono che la Russia invece lo preferiva a Biden, come era successo con Hillary Clinton.
Le accuse di brogli
Per il resto il capo della Casa Bianca ha ripetuto le accuse di brogli già screditate dai tribunali, a cui aveva presentato oltre 50 cause per rovesciare il risultato delle presidenziali. Ha denunciato la capacità del regime di Maduro di manipolare i voti, ma solo nei propri confini. Ha ribadito che circa 278.000 non cittadini americani si sono registrati per votare, numero assi esiguo in un paese con oltre 350 milioni di abitanti, e ha denunciato l’uso del voto postale e altre possibili frodi. Solo di sfuggita ha accennato all’Iran, assicurando che presto si vedranno i frutti della sua campagna militare.
Le minacce alle tv
Le televisioni Abc, Nbc e Cnn non hanno trasmesso l’intervento del presidente, che ha minacciato di togliere loro la licenza per averlo snobbato. Cbs ha mandato in onda uno speciale con parte delle dichiarazioni e anche Fox News, che le ha date in maniera integrale, ha precisato di non poterle confermare, dopo che in passato aver rilanciato le accuse di brogli le era costato una multa di quasi 800 milioni di dollari.
Perché ha tenuto il discorso
Alla fine dunque il discorso bomba non conteneva molte bombe, ma informazioni per lo più riciclate o pompate. Magari serviranno a mobilitare e motivare la sua base Maga, ma l’effetto sul resto dell’elettorato è dubbio. Lo scopo di sicuro era quello di dare l’impressione di un’emergenza, che in caso di sconfitta a novembre gli darebbe la scusa per contestare il risultato.