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 2026  luglio 17 Venerdì calendario

Pioggia di multe per i contestatori dell’omaggio alla Rsi

Essere antifasciti a Lecco può costare caro. Tecnicamente. Quasi una quarantina di persone si sono viste notificare multe dai 3mila ai 10mila euro per aver “protestato e disturbato” la commemorazione di un gruppo di militari della Rsi con slogan scanditi al microfono e ripetuti da una piccola folla, “trombe da stadio, fischietti, pentole e coperchi”. Effetto pratico di uno degli ultimi decreti sicurezza, che ai circa 40 attivisti della Rete antifascista – network plurale che tiene insieme dai centri sociali ad alcuni gruppi di ispirazione cattolica – ma anche semplici cittadini, potrebbe costare addirittura un fermo preventivo in occasione di future manifestazioni.
I gruppi neofascisti scortati dalla polizia
I fatti risalgono al 27 aprile scorso. Una trentina di militanti di gruppi neofascisti viene scortato da un fitto cordone di polizia e carabinieri nei pressi dello stadio, dove il 28 aprile del 45, è stato fucilato un gruppo di repubblichini delle Brigate Leonessa e del Battaglione Perugia della Rsi, che negli anni precedenti erano diventati tristemente noti per le operazioni di rastrellamento condotte insieme a SS e Wehrmacht, a cui facevano da apripista, e sono state responsabili della cattura e dell’omicidio di centinaia di partigiani, come di persone solo sospettate di essere vicine alla Resistenza.
Il trucco della bandiera bianca
L’episodio più noto che li coinvolge è il cosiddetto “inganno della bandiera bianca”, avvenuto proprio a Lecco. A riportarlo sono i verbali del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) e nella ne hanno tramandato la memoria i partigiani sopravvissuti alla trappola. Tra il 26 e il 27 aprile, a Lecco si combatteva ancora. A via Como, i repubblichini avevano alzato bandiera bianca, ma era un trucco: appena i partigiani si sono avvicinati, contro di loro i fascisti hanno aperto il fuoco.
Catturato poco dopo, il gruppo di fedelissimi di Salò è stato processato dal Tribunale di Guerra del Cln dell’Alta Italia che ha decretato la fucilazione immediata di 16 tra ufficiali e sottufficiali dei due reparti responsabili del tranello.
Le proteste
Per i gruppi neofascisti del lecchese, da qualche anno la commemorazione dei 16 repubblichini è appuntamento fisso e in passato ha provocato non poche proteste non solo fra gli attivisti, ma anche fra semplici cittadini. A Lecco, che conta 349 partigiani ammazzati, non si sa quanti catturati, torturati e incarcerati, più 800 deportati nei campi di sterminio, quella commemorazione in onore di chi ha combattuto fianco a fianco con i nazisti e terrorizzato la comunità non è mai andata giù e sempre è stata contestata. In consiglio comunale era anche stato presentato un ordine del giorno per chiedere a sindaco e Giunta di interloquire con la Questura per evitare manifestazione.
L’autorizzazione
Ma anche quest’anno la Questura ha deciso di autorizzare la manifestazione e a poche vie di distanza, anche un corteo di protesta. Improvvisamente però la commemorazione dei 16 repubblichini è stata anticipata di ventiquattro ore. Lecco non è una metropoli, la voce si è diffusa rapidamente, a via Como si è presentata qualche decina di attivisti, altri cittadini si sono aggregati quando hanno visto strade bloccate e decine di poliziotti in assetto antisommossa.
In tutto erano una sessantina – lo certifica persino la Questura – non ci sono stati sconti, né tentativi di sfondare il cordone delle forze dell’ordine, ma solo slogan urlati in un microfono attaccato a una cassa amatoriale e tanto rumore provocato da pentole, coperchi, chiavi, trombe.
"Iniziativa incostituzionale”
“Non era una cosa organizzata, ci siamo ritrovati lì spontaneamente, semplicemente per contestare un’iniziativa che fino ad oggi rimane incostituzionale”, racconta uno degli attivisti presenti. La questura a lui e altri contesta di aver pronunciato addirittura frasi minatorie nei confronti della trentina di partecipanti alla commemorazione, “ma è ridicolo, la cosa più violenta che sia stata urlata è ‘fascisti carogne, tornate nelle fogne’. Credo di averla sentita in ogni corteo degli ultimi trent’anni”, continua. Ma dopo gli ultimi decreti sicurezza, a Lecco non si può.