repubblica.it, 17 luglio 2026
Autonomia, ok del Senato alle pre-intese per le regioni del Nord.
Dalla sanità alla protezione civile, quattro regioni hanno incassato un nuovo passo in avanti verso la gestione automa di alcuni rami di amministrazione. Ma l’opposizione insorge: “Così si spacca il Paese in due”. E il Movimento 5 Stelle parla di una “porcheria frutto di un ignobile scambio politico” a proposito del via libera della Camera alla legge elettorale.
Un passo indietro. Il Senato ha approvato le pre-intese sull’autonomia differenziata. Dopo l’ok alla risoluzione di maggioranza sull’accordo preliminare con la regione Liguria, arrivano anche quelli per Lombardia, Piemonte e Veneto. Nel dettaglio riguarderanno le funzioni in materia di Protezione civile, di previdenza complementare e integrativa, di professioni, ma soprattutto di tutela della salute e di coordinamento della finanza pubblica. E se a esultare è il ministro per gli Affari Regionali, Roberto Calderoli, secondo cui “passo dopo passo la meta si avvicina sempre di più”, a insorgere è il presidente della regione Puglia, Antonio Decaro, che lancia un appello a tutte le forze politiche rappresentate nel consiglio regionale pugliese “per avviare una seria discussione con il governo nazionale”.
Sul fronte della sanità, gli accordi attribuirebbero alle quattro Regioni la facoltà di fissare tariffe differenziate per le strutture sanitarie, di gestire in autonomia i fondi statali per ospedali e tecnologie, di istituire propri fondi sanitari integrativi e di destinare risorse proprie ad assumere personale o a pagare compensi aggiuntivi a chi è già in servizio. “Leve che, potendo essere attivate con pieno margine solo dalle Regioni a maggiore capacità fiscale, “rischiano – sostiene Decaro – di trasformare un’autonomia formalmente uguale per tutti in una competizione sostanzialmente diseguale tra territori, sulla pelle dei pazienti del Sud”.
Per il presidente della Puglia “se le pre-intese verranno approvate così come sono scritte, sarà la fine della sanità pubblica per come la conosciamo, soprattutto nei territori più fragili. Il Mezzogiorno per primo. Non è autonomia, è secessione a rate: perché non sposta soltanto competenze, sposta risorse di mobilità passiva e professionisti, dal Sud verso il Nord, un’emorragia silenziosa che svuoterà i nostri ospedali proprio mentre lottiamo per accorciare le liste d’attesa. Rischiamo di trasformare il Sud in terra da cui i medici partono, non in terra dove i pazienti guariscono”.
Già la scorsa settimana i capigruppo delle opposizioni in Senato avevano sottoscritto una lettera aperta a Ignazio La Russa, chiedendo un approfondimento anche alla luce della sentenza della Corte costituzionale “che ha profondamente ridefinito il quadro di riferimento dell’autonomia differenziata, affermando principi vincolanti per il legislatore e per il governo” sottolineavano Boccia, Pirondini, De Cristofaro e Paita.
Adesso il capogruppo M5S Luca Pirondini insorge: “Le pre-intese spiegano il perché del Ponte sullo Stretto: i cittadini siciliani avranno bisogno di molte più strade per andare da Sud verso Nord per curarsi. State creando tante Regioni sempre più povere e alcune sempre più ricche. Se le risorse finiscono sempre di pù nelle casse di pochissime regioni del Nord è chiaro che curarsi in Calabria sarà sempre più difficile che curarsi in Veneto, per fare un esempio. Lo fate con un provvedimento che se ne frega della sentenza della Corte Costituzionale e che buona parte della maggioranza non condivide, ma siete costretti a farlo per un ignobile scambio politico: questa porcheria che piace solo alla Lega, che ha paura di perdere voti perché è rincorsa da un generale omofobo e razzista”.