la Repubblica, 17 luglio 2026
A Mps non piace l’opas di Intesa Sanpaolo
Il cda Mps non boccia l’Opas di Intesa Sanpaolo, ma la “rimanda” a settembre: e intanto prosegue «l’integrazione con Mediobanca e l’analisi delle opzioni strategiche disponibili, inclusa la proposta di aggregazione con Banco Bpm». Che, per inciso, «merita un approfondimento completo e rigoroso, anche perché prospetta un’operazione industriale tesa a valorizzare l’intero perimetro di Mps e che non presuppone la disaggregazione delle attività, della rete e del marchio».
A 40 giorni dall’offerta rivale da 30,6 miliardi, il board senese ha espresso all’unanimità – ma non senza dibattito all’interno – «alcune osservazioni preliminari». Dietro il linguaggio felpato ci sono varie critiche, e di peso: ma poiché fin qui l’ad Luigi Lovaglio non ha alternative, il cda «proseguirà a valutare l’offerta di Intesa Sanpaolo in modo approfondito nell’interesse di tutti gli stakeholder Mps».
La prima critica è sul corrispettivo, a premio del 12,5% sui prezzi del 5 giugno ma «inferiore al premio medio osservato nelle ultime offerte pubbliche nel settore in Italia, pari a circa il 30%». C’è anche il fatto che il corrispettivo è al 90% in azioni Intesa, «trasferendo sugli azionisti Mps il rischio di mercato dell’offerente».
Poi ci sono le sinergie stimate, pari a 2,9 miliardi annui: quelle di ricavo sono il 24% dei ricavi Mps 2025, quelle di costo il 63% dei costi senesi. Valori che «appaiono elevati» rispetto ad altre fusioni bancarie, dove le sinergie «sono state mediamente il 7% dei ricavi e il 25% dei costi» della preda. Si prosegue con i rischi antitrust, ritenuti «rilevanti elementi di incertezza».
La successiva vendita a Unipol di 635 filiali Mps é «subordinata alle valutazioni delle autorità e alla possibile definizione di misure correttive, impegni o prescrizioni»; inoltre «permangono elementi di incertezza sulle valutazioni che le autorità potranno effettuare sull’acquisizione di Intesa Sanpaolo del 13,3% in Generali, per il ruolo di rilievo ricoperto da entrambe nel mercato italiano dell’assicurazione vita, e i possibili riflessi sugli equilibri concorrenziali, di governance e le dinamiche commerciali e strategiche dei soggetti coinvolti». Tra l’altro, Unipol pagherebbe per metà della rete Mps un multiplo di «circa 7,6 volte gli utili, inferiore rispetto alla media delle banche italiane»: ed è uno sconto che penalizza i soci Mps. C’è, infine, il rischio che «la disaggregazione di Mps e il trasferimento del marchio tra soggetti differenti comporti un indebolimento del modello di banca di prossimità».
Letta la nota senese, un portavoce di Banco Bpm ne ha «preso atto con soddisfazione», perché «conferma la valenza industriale della nostra proposta, la sua concretezza volta a creare valore per gli azionisti, preservando Mps nella sua interezza a beneficio di clienti, dipendenti e territorio». Al di là delle parole, per lanciare un’offerta “concorrente” sono rimaste circa tre settimane. Poche.