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 2026  luglio 17 Venerdì calendario

Ets, arriva la riforma Ue. A Lisbona difendono le quote

Nel giorno in cui il meccanismo dell’Emission Trading System, uno dei pilastri della politica di transizione europea, torna sul tavolo dei leader Ue per essere rivisto e chissà forse addirittura rivoluzionato, qualcuno rivendica con fermezza le scelte del passato. Il Portogallo, dove l’elettricità è generata all’80% dalle rinnovabili, è tra i difensori più accaniti. «Possiamo essere flessibili, ma gli Ets ci hanno aiutato a elettrificare il Paese e contenere i prezzi», ricorda la ministra dell’Ambiente e dell’Energia, Maria da Graca Carvalho. Nella terra del fado, gli effetti della guerra nel Golfo Persico sono stati più miti che nel resto d’Europa: i rincari si sono limitati ai combustibili fossili – gas, petrolio e derivati – risparmiando l’elettricità, grazie all’energia del sole e del vento. Rilevazioni trimestrali mostrano prezzi per l’industria inferiori del 20% rispetto alla media dell’Ue e del 63% rispetto a quella dell’Eurozona. Per le famiglie, il vantaggio è, rispettivamente, del 16 e del 20 per cento.

Non stupisce, dunque, che il governo sia «profondamente favorevole» agli Ets, il meccanismo che obbliga chi inquina a contribuire alla transizione acquistando certificati per le tonnellate di CO2 emesse. Certo, anche in Portogallo alcuni consumi sono più restii all’elettrificazione, come quelli dell’industria della ceramica e del vetro, e su questo il governo di Lisbona auspica a un cambiamento. «Chiediamo solo un po’ di attenzione per queste categorie», ribatte Maria da Graca Carvalho.
Con un unico confine terreste, quello spagnolo, il Portogallo ha imparato da decenni a provvedere alle proprie forniture energetiche. Oggi progetta di investire 10 miliardi per potenziare le reti e gli stoccaggi (batterie e pompaggi), con fondi in larga parte privati. «Erano secoli che la Penisola Iberica non era un leader tecnologico», ironizza la ministra. È recente l’ampliamento dell’interconnessione tra Spagna e Portogallo, che porta lo scambio energetico tra i due Paesi a un gigawatt. Allo studio c’è anche un possibile collegamento con la Francia – «stiamo studiando i numeri» – e con il Marocco: «I primi calcoli risalgono al governo di António Costa, ma nel frattempo sono cambiati sia i costi sia le condizioni di mercato ed è necessario aggiornarli». Una rete con i vicini più prossimi consentirebbe al Portogallo di ripartire in fretta in casi estremi, come il blackout spagnolo del 2025. Inoltre, l’elevata domanda di energia permette di spalmare il costo di certi investimenti, che sulle bollette non pesano mai più dell’uno per cento. «Lo Stato crea le condizioni legali affinché i privati possano investire», puntualizza la ministra, «e concentra le risorse pubbliche per combattere la povertà energetica».
Tra gli attori spicca Edp, il colosso nato 50 anni fa dalla fusione di 13 realtà locali con la missione di elettrificare il Paese. «Raggiunto il primo traguardo, abbiamo guardato oltre i confini nazionali, partendo dal Brasile, per proseguire con la Spagna e gli Stati Uniti, fino a raggiungere una solida presenza in diverse zone del mondo», interviene l’ad del gruppo, Miguel Stilwell d’Andrade. «Con oltre il 90% della produzione proviene da fonti rinnovabili, siamo l’utility più verde d’Europa». In Italia, Edp conta circa un gigawatt di capacità installata tra eolico e fotovoltaico, suddivisa in impianti di piccole dimensioni. «Il mercato è attrattivo e potremmo investire molto di più se non ci fossero così tanti ostacoli burocratici», lamenta Stilwell. «L’Italia ha risorse fantastiche che non usa quanto dovrebbe e si ritrova così ad avere tra i prezzi dell’energia più alti del continente». La scala conta: un impianto green in Europa ha una capacità media 20-30 MW, mentre negli Usa i più piccoli sfiorano quota 100. Così gli investimenti volano Oltreoceano.