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 2026  luglio 17 Venerdì calendario

I complotti su McConnell e Graham raccontano l’America senza fiducia

La morte improvvisa del senatore repubblicano Lindsey Graham ha seguito uno schema ormai familiare nella politica americana: i fatti sono arrivati per primi, ma le teorie del complotto sono state più veloci. Poche ore dopo l’annuncio del decesso, attribuito da un referto preliminare del medico legale a una dissezione dell’aorta provocata da una grave malattia arteriosclerotica, milioni di utenti sui social avevano già deciso che la spiegazione ufficiale era falsa.
Il sospetto nasce da una coincidenza. Graham era appena rientrato da Kiev, dove aveva incontrato Volodymyr Zelensky ribadendo il proprio sostegno all’Ucraina e chiedendo nuove sanzioni contro la Russia di Vladimir Putin. La sua morte improvvisa è stata così trasformata, nel giro di poche ore, in guerra segreta tra intelligence internazionali.
La prima a rilanciare l’ipotesi è l’influencer di ultradestra Laura Loomer. «È stato avvelenato da una potenza straniera?», ha chiesto ai suoi milioni di follower su X, senza presentare alcuna prova, ma sostenendo che, proprio per questo, siano necessarie indagini approfondite. La teoria è amplificata da Alex Jones e da popolari account complottisti, mentre voci radicali indicano come responsabili la Russia, l’Iran, Israele o perfino l’Ucraina. In poche ore ogni nemico geopolitico degli Stati Uniti diventa il colpevole perfetto.
La vicenda ha assunto una dimensione politica quando sono arrivati gli attacchi di personalità dell’establishment conservatore. Il commentatore Marc Thiessen ha sostenuto che, considerati la lunga storia di omicidi politici attribuiti ai servizi russi e il viaggio di Graham a Kiev, è opportuno eseguire un’autopsia completa e un esame tossicologico. Anche il finanziere Bill Browder, da anni nel mirino del Cremlino, evoca la possibilità di un coinvolgimento russo. Nessuno ha fornito elementi concreti, ma nell’ecosistema digitale «fare domande» basta a insinuare dubbi.
A rafforzare i sospetti ha contribuito involontariamente l’Fbi. Il direttore Kash Patel ha annunciato che l’agenzia sta fornendo assistenza alle autorità di Washington. Per gli investigatori era una normale collaborazione in un caso che coinvolgeva un senatore degli Stati Uniti; per i complottisti, invece, la presenza dell’Fbi diventa prova che qualcosa viene nascosto. Il presidente Donald Trump cerca di spegnere le speculazioni, raccontando di aver parlato con Graham poco prima del malore e ricordando i suoi problemi cardiovascolari. La smentita ha scarso effetto: nelle dinamiche della disinformazione, la rettifica arriva sempre troppo tardi.
Lo stesso schema si ripete con Mitch McConnell. L’ex leader repubblicano, ricoverato da tempo e assente dalla scena pubblica, è bersaglio di voci secondo cui sarebbe già morto. Per smentirle, la moglie Elaine Chao ha diffuso una fotografia in cui McConnell tiene in mano un quotidiano del giorno. L’immagine, che un tempo sarebbe stata considerata prova sufficiente come le istantanee di Moro e le Br, è liquidata come falsa o generata dall’intelligenza artificiale. Quando la fiducia crolla, nessuna evidenza convince.
Perché milioni di americani sono pronti a credere a queste narrazioni? Gli studiosi alla David Brooks indicano tre fattori. Il primo è la polarizzazione estrema: gli elettori tendono a considerare credibili solo le informazioni che confermano la propria identità politica. Il secondo è il crollo della fiducia nelle istituzioni. Secondo il Pew Research Center e i sondaggi Gallup, la fiducia nel governo federale, nei media e perfino nella scienza è ai minimi storici dopo decenni di guerre, crisi economiche, pandemia e conflitti politici. Il terzo fattore è l’architettura dei social network, dove gli algoritmi premiano i contenuti più emotivi e sensazionalistici: un sospetto ottiene molta più attenzione di una diagnosi medica.
Il risultato è un paradosso. In un Paese che dispone della maggiore quantità di informazioni della storia, una parte crescente dell’opinione pubblica ritiene che ogni evento importante nasconda una verità segreta. La morte di Lindsey Graham e la malattia di Mitch McConnell mostrano come, nell’America del 2026, la sfiducia sia più forte delle prove. E quando ogni spiegazione ufficiale viene interpretata come un insabbiamento, la disinformazione non è più soltanto un fenomeno mediatico: diventa il linguaggio stesso della politica.