la Repubblica, 17 luglio 2026
Caso Bisteccheria: “No al sequestro delle chat di Delmastro”
Si profila un ennesimo scontro politico-giudiziario attorno all’inchiesta su “Bisteccheria d’Italia”, con la Camera chiamata a decidere se consentire o meno l’acquisizione di alcune conversazioni private. La maggioranza infatti è per il no alla richiesta della Procura di Roma, che intende ottenere le chat tra il deputato Andrea Delmastro e Mauro Caroccia.
A indicare la linea è stato il relatore della giunta per le autorizzazioni, Pietro Pittalis (Forza Italia), che ha formalizzato una proposta di diniego rispetto all’istanza avanzata dall’ufficio guidato dal procuratore Francesco Lo Voi. Nel documento si spiega che “come sempre accade nel caso di richieste di autorizzazioni ad acta, la questione sottoposta alla Camera non riguarda la fondatezza dell’ipotesi investigativa, né la valutazione del merito dell’indagine”, ma “essa concerne, più propriamente, il perimetro della garanzia costituzionale posta dall’articolo 68, terzo comma, della Costituzione e la tipologia della motivazione che l’autorità giudiziaria deve offrire quando intenda acquisire la corrispondenza di o con un parlamentare”.
Secondo Pittalis, il punto centrale resta dunque la tutela delle prerogative parlamentari, tanto più in un caso in cui il deputato non è formalmente indagato. Non la pensano così le opposizioni. “Quando le indagini riguardano un esponente della destra scatta immediatamente la difesa della casta. Le prerogative parlamentari vengono piegate a tutela dei propri interessi, anziché delle istituzioni”, dice Angelo Bonelli di Avs.
“Assistiamo a una corsa contro il tempo per mettere in salvo quanti più colletti bianchi prima di essere scoperti dalla magistratura. Giorno dopo giorno uccidono la credibilità e la fiducia della società civile nella politica e nelle istituzioni, alimentando così un senso di impotenza e rigetto”, spiegano i componenti M5S nelle commissioni Giustizia.
"Desta particolare sorpresa se si ricorda che lo stesso Delmastro, in audizione davanti alla Commissione parlamentare Antimafia, non ha mai eccepito – afferma Antonella Forattini, capogruppo dem in giunta – alcuna riservatezza sulle comunicazioni in questione, presentandosi anzi come parte offesa della vicenda e insistendo sulla propria estraneità ai fatti contestati a Caroccia”.
La richiesta dei magistrati risale allo scorso maggio e si inserisce in un filone investigativo che riguarda Caroccia, accusato di riciclaggio. L’uomo è detenuto e sta scontando una condanna definitiva a quattro anni nell’ambito di un’indagine legata al clan Senese. Gli inquirenti hanno sequestrato il suo telefono e vorrebbero acquisire anche i messaggi scambiati con Delmastro, in passato azionista della società “Le 5 Forchette”, proprietaria del ristorante finito sotto la lente. La giunta per le autorizzazioni è chiamata a esprimersi nei prossimi giorni: il voto è atteso per la prossima settimana.