Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  luglio 17 Venerdì calendario

“Italia agli italiani? Giusto”. Valditara contro i prof

“L’Italia agli italiani”. La scritta comparsa l’ultimo giorno di scuola su uno striscione fuori dal liceo classico Monti di Cesena non solo «non è censurabile» ma è «condivisibile». Lo dice il ministro dell’istruzione e del merito Giuseppe Valditara. Lo ha spiegato ieri alla Camera rispondendo a un’interrogazione del deputato vannacciano Rossano Sasso.
Non è la prima volta che il ministro difende i due alunni autori del gesto, sanzionati invece dalla scuola con il 6 in condotta. Lo aveva già fatto tirando in ballo Mazzini e Carducci. Stavolta cita, più prosaicamente, le posizioni di parte dell’esecutivo.
Si tratta di «una frase, fra l’altro, più volte ripetuta dai movimenti politici che sostengono l’attuale governo» ha osservato il ministro, che nel frattempo aveva inviato anche gli ispettori al Monti per verificare la legittimità del provvedimento disciplinare costato ai due maturandi pure l’obbligo di portare all’esame una tesina “riparatrice” secondo la normativa introdotta dallo stesso Valditara.
Solo che gli insegnanti hanno scelto come argomento leggi razziali e il saggio Gli africani siamo noi: alle origini dell’uomo di Guido Barbujani. E apriti cielo. «L’accertamento è volto – ha dichiarato Valditara – a chiarire il rapporto tra la violazione delle regole scolastiche e il contenuto dell’elaborato assegnato agli studenti». Per il ministero va infatti chiarito «se il consiglio di classe, nell’assegnare un approfondimento sulle leggi razziali e sul saggio Gli africani siamo noi, sia stato in qualche modo condizionato dalla vicenda in questione e dallo striscione esposto».
Se così fosse, «sarebbe un episodio grave, in contrasto con la deontologia professionale dei docenti» chiosa Valditara. Anche se per comprendere che i riferimenti degli studenti non sono i valori risorgimentali basta dare un’occhiata ai loro social intrisi di antisemitismo e ammiccamenti al nazismo. O ascoltare i racconti dei compagni che riferiscono di averli sentiti intonare canti della Decima Mas e di averli visti indossare la t-shirt di CasaPound.
Uno degli alunni coinvolti avrebbe poi, sempre alla festa di fine anno, disegnato croci celtiche e altri simboli legati all’estrema destra come riportato dalle cronache locali. Con lo stesso generale Vannacci che li aveva invitati sul palco della convention di Futuro Nazionale. «È quanto di più futurista uno studente possa fare» ha ribadito ieri Sasso.
«Si tratta di un’azione discriminatoria – fa notare invece il sindaco dem di Cesena Enzo Lattuca – nei confronti dei circa 40 alunni del Monti privi di cittadinanza italiana pur essendo nati qui. Tra l’altro, mi risulta, che i due studenti avessero collezionato una decina di note disciplinari. Il 6 è la conseguenza di quelle. Sono le regole volute dal ministro stesso». Pioggia di critiche anche dai banchi dell’opposizione, a partire da Irene Manzi, responsabile Scuola Pd: «Quella frase appartiene al lessico del peggior suprematismo, e nessuna appartenenza partitica la rende meno grave. Anzi: che venga sdoganata da un ministro la rende ancora più pericolosa».