Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  luglio 16 Giovedì calendario

Zangrillo-Brunetta, lite e strattoni

Strilli, recriminazioni e pure uno strattone. Scambio rovente (e il termometro non c’entra) tra il ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, e il predecessore, Renato Brunetta. La scena avviene a margine dell’assemblea nazionale dell’Abi, l’associazione banche italiane, che oggi ha rieletto il presidente Patuelli.
A cominciare il battibecco, davanti a diversi presenti esterrefatti, l’attuale presidente del Cnel, inviperito per un’intervista rilasciata la settimana scorsa dal forzista al quotidiano La Stampa, critica verso la riforma della Pa firmata Brunetta. “Quelle cose non dovevi proprio dirle”, l’attacco dell’ex ministro al successore, ad alta voce, con tanto di strattone del braccio. “E perché mai? L’ho detto e lo ripeto: quella riforma ha fallito. Lo penso e lo dichiaro”. Risposta di Brunetta: “Ma certe cose si possono anche pensare, ma non è bello dirle, non è affatto fair”. Controreplica: “Io rispondo agli italiani, non certo a te”. Brunetta: “Non sai quello che dici. Hai raccolto i frutti del lavoro che ho fatto io”. Zangrillo: “Non penso e non lo pensa neanche la Corte dei Conti, visto che ha rilevato come il 99% dei dipendenti pubblici aveva risultati eccellenti”. Brunetta: “Colpa dei predecessori”. Zangrillo: “Ma sei stato ministro di nuovo con Draghi!”. Brunetta: “Quel periodo avevo altre cose da fare”. E via, senza nemmeno una stretta di mano.
Arriva però una lettera, nel frattempo. La spedisce sempre Brunetta. E sempre per lamentarsi della stessa critica, ma in modo più dettagliato. Al “caro Paolo”, l’ex ministro sciorina i dati della Pa sotto la gestione Zangrillo, “i dirigenti valutati con punteggio inferiore a 100/100 sono passati dal 13 per cento del 2023 all’11 per cento del 2024. Nel biennio 2021-2022, invece, sotto la mia gestione, quella quota aveva raggiunto il 33 e il 22 per cento, i valori più elevati dell’intera serie storica”. Tutto questo per dire: “Il fenomeno che denunci si è dunque accentuato proprio sotto la tua guida. Ti invito a riflettere su entrambe le circostanze: la prima consegna alla tua diagnosi il valore di un’autocritica; la seconda dice qualcosa sullo stato presente di quella trasparenza che il 2009 aveva voluto totale”. Se la sua riforma non ha funzionato, si legge sempre nella missiva, sarebbe colpa di chi gli è succeduto. “A mancare, in questi diciassette anni, sono stati gli orchestrali e gli arrangiatori”. Conclusione: “Con immutato affetto”.
Resta lo scontro plateale all’Abi, dopo anni di ruggini sottotraccia. Zangrillo non ha mai condiviso lo spirito della riforma Brunetta e soprattutto la sua crociata contro i presunti fannulloni. Chi sbaglia va allontanato, ripete dall’inizio del suo mandato, ma il grosso dei dipendenti va, al contrario, valorizzato. Pure sul maxi-stipendio al Cnel, che Brunetta si era auto-aumentato dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha abolito il tetto dei 240mila euro all’anno per i dirigenti pubblici, si erano registrate frizioni. Zangrillo ha presentato una riforma per fissare nuovi paletti (anche se è ferma da tempo nei cassetti del governo).