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 2026  luglio 16 Giovedì calendario

Sì bipartisan al voto ai fuorisede

Il voto ai fuorisede entra nella legge elettorale, che questa mattina affronterà il voto finale. È uno dei pochissimi voti che vede l’unanimità di un’Aula segnata per il resto dagli scontri. Ed è anche un altro banco di prova per il campo largo dopo la bocciatura di quelle che la maggioranza aveva definito preferenze, ma che in realtà restavano in buona parte liste bloccate.
Il patto tra i leader del campo progressista regge anche sul voto ai fuorisede. Un neologismo nell’Italia di inizio millennio diventato una delle battaglie cardine del centrosinistra. Perché dietro quella parola si celano milioni di ragazze e ragazzi, lavoratori, caregiver, quasi sempre provenienti dal Mezzogiorno e costretti ad allontanarsi da casa, amici e reti di sostegno per studiare, lavorare, accedere a una sanità dignitosa. Se la legge elettorale entrerà in vigore, in occasione delle elezioni politiche, europee e per i referendum, chiunque per motivi di studio o lavoro si trovi da almeno 9 mesi in un comune diverso da quello di residenza, potrà votare per i candidati del collegio dove si è domiciliati, facendo apposita richiesta in un registro ad hoc per i fuori sede. Stessa cosa per chi si trovi fuori per motivi di cura, ma in quel caso la soglia si abbassa a 3 mesi. Un voto contrario alla proposta di FdI, all’esterno sarebbe stato impossibile da spiegare. Non a caso Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni si riuniscono intorno all’ora di pranzo nel Salone dei presidenti per stabilire la linea. I centristi di Italia Viva e Più Europa hanno già fatto sapere che voteranno l’emendamento. I leader si interrogano sul da farsi, il bivio è tra l’astensione e il voto favorevole. M5s e Avs non hanno dubbi. «Lo votiamo, si tratta di estendere la platea dei votanti, non c’entra niente con la legge elettorale», dice Angelo Bonelli subito dopo il vertice. Poco prima era stato Giuseppe Conte, a ribadire che «quella di estendere il sacrosanto diritto di voto è una nostra battaglia sin dall’inizio».
Il Pd aspetta le proposte di modifica dal comitato dei nove. Alla fine a sciogliere la riserva sarà la capogruppo dem in commissione Affari costituzionali Simona Bonafè: voteranno la proposta, ma sottolineando che «non è la soluzione che avremmo voluto, tanto che la nostra proposta di legge presentata qualche anno fa e poi trasformata in legge delega e ferma al Senato andava in direzione diversa. La battaglia per noi non finisce qui, andremo avanti con i comitati».