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 2026  luglio 17 Venerdì calendario

Test Invalsi: disastro in matematica alle elementari

I risultati scolastici degli studenti italiani non riescono a tornare ai livelli di prima del Covid. La percentuale degli alunni che raggiungono almeno la sufficienza continua a registrare solo piccole oscillazioni in su o in giù, ma un vero e proprio recupero nelle competenze di base (italiano, matematica e inglese) ancora non si vede: segno che, nonostante il Pnrr, gli investimenti europei e i piani del governo, il sistema continua ad arrancare. «È come se si fosse assestato più in basso», ha detto il direttore dell’Invalsi Roberto Ricci, presentando il Rapporto sui test Invalsi: «Succede anche in altri Paesi, ma non abbiamo una spiegazione».
I segnali meno negativi vengono dall’ultimo anno delle superiori dove, dopo lo choc dello scorso anno (solo il 49 per cento di sufficienti in matematica), si è tornati almeno sopra la soglia psicologica del cinquanta per cento, anche se restiamo ancora ben lontani dal 61 per cento del pre Covid. E soprattutto, nonostante alcuni timidi cenni di miglioramento, lo storico ritardo del Sud resta inscalfito. La maggioranza degli studenti meridionali, dopo 13 anni di scuola, non possiede le competenze minime né di italiano né di matematica. Agenda Sud, il progetto di supporto alle scuole messo in campo dal governo, dove è stato applicato, ha dato comunque buoni risultati. In particolare alle elementari e alle medie, dove si è vista una riduzione di alunni fragili. Alle superiori, invece, ha avuto esiti più variabili: bene in Campania, Basilicata e Calabria, male in Sicilia e malissimo in Sardegna.
Ma la novità che lascia sconcertati anche gli esperti sono i risultati delle scuole elementari, finora considerate la punta di diamante del nostro sistema scolastico: la performance degli alunni di seconda e di quinta è in calo, sia in italiano (un alunno su quattro è insufficiente) che ancor di più in matematica, dove uno su tre non ce la fa. Si tratta di un fenomeno al quale «porre attenzione – ha spiegato Ricci —. Ma è difficile farlo risalire ad una sola causa». Leggendo però tra le righe del rapporto si coglie la difficoltà di adeguare la didattica al «cambiamento della popolazione studentesca, determinato dalle trasformazioni demografiche, sociali e culturali in atto nel Paese».
Due gli elementi di ottimismo. La conoscenza dell’inglese, che comincia ad essere capillare nelle nuove generazioni: nella lettura la percentuale di studenti che alla fine delle superiori raggiunge il livello B2 è salita al 63 per cento (nelle regioni del Nord è intorno al 70 per cento) e sfiora il 50 per cento anche nell’ascolto dove inizialmente arrancavano. E continua il calo ormai decennale (se si esclude il Covid) della dispersione scolastica: gli studenti che lasciano la scuola senza avere se non il diploma di Maturità almeno una qualifica professionale di tre anni sono l’8,2 per cento: un dato che pone il nostro Paese al quattordicesimo posto in Europa. E la previsione per l’anno in corso è che il tasso di abbandoni scenda ancora fino al 7,3 per cento. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha rivendicato i progressi: «Dal 2022 a oggi abbiamo recuperato 520 mila ragazzi che abbandonavano la scuola. È un risultato straordinario». È soddisfatta anche la premier Giorgia Meloni: «Questo dimostra che funzionano gli strumenti che abbiamo costruito. Il lavoro non è finito ma la direzione è quella giusta».
Anche il dato della cosiddetta dispersione implicita, cioè la percentuale di chi ha il diploma in tasca ma ha una preparazione insufficiente in tutte e tre le materie di base, è in miglioramento: 6,3 per cento (era il 6,6 due anni fa). È un progresso trainato soprattutto dall’exploit dei risultati di inglese, visto che in italiano e matematica è stato sì recuperato il tonfo dell’anno scorso ma rispetto a due anni fa gli esisti sono gli stessi.
Incoraggianti i dati sulle competenze digitali. L’80 per cento degli studenti di seconda superiore raggiunge almeno un livello intermedio in tutti i campi testati, e cioè: alfabetizzazione su informazione e dati; comunicazione e collaborazione; creazione di contenuti digitali; sicurezza. Anche le differenze territoriali pesano di meno. Alla vigilia della Maturità due studenti su tre raggiungono un livello avanzato. «Ma la scuola – spiega Ricci – può fare ancora molto specialmente sui temi della sicurezza nell’uso del digitale».