Corriere della Sera, 17 luglio 2026
Addetti stampa di FdI filmano il voto dei deputati di maggioranza
La paura non fa 90, ma 217. Come i voti della maggioranza – perfetti e senza cecchini – che alle 11.42 non mancano all’ultimo sì segreto della Camera alla legge elettorale (anzi ce ne sono due in più del Misto). Questa volta i franchi tiratori – puff – sono tutti scomparsi. Sciolto (per il momento) il partito trasversale delle donne di centrodestra che ha affossato l’emendamento l’altro giorno al motto «tremate, tremate le streghe son tornate». Tante onorevoli di Forza Italia sono ora sedute sui divanetti e parlano di vacanze. Dissimulazione cortese. Più in là, fischiettano anche i peones senza preferenze del Sud che temono di rivedere la cadrega con il binocolo («Non mi citi, ma io tengo il mutuo!»). Ma ce ne sono tanti anche del Nord.
In questo caos calmo, bisogna però alzare lo sguardo. Salire sulle tribune di Montecitorio riservate alla stampa per scoprire altro: i sospetti continuano, più che mai. La caccia ormai è aperta. I vertici di Fratelli d’Italia, nonostante tutto, non si fidano più degli alleati e nemmeno dei propri parlamentari «che, eppure, devono tutto a Giorgia».
Al punto che al momento del voto finale, quello delle lucine blu sul tabellone, quattro addetti stampa del gruppo di FdI a Montecitorio si mettono a riprendere con i cellulari i parlamentari di centrodestra. Zoom e inquadrature dettagliate su tutte le file «attenzionate». Stanno qui per cercare «i vigliacchetti». Che però sono più furbi di chi li insegue: tutti i giorni un franco tiratore si sveglia e sa che dovrà essere più veloce di Francesco Lollobrigida. Quindi nessuno si mette a giocare con il fuoco. D’altronde hanno già ottenuto il risultato che cercavano e sanno di camminare con una taglia addosso. La scena degli 007 non passa inosservata: viene segnalata l’inedita presenza dei quattro «franchi filmatori» di FdI all’associazione Stampa parlamentare. Scatterà nel pomeriggio anche la protesta formale dell’Asp nei confronti dei vertici di Montecitorio per questa sgrammaticatura almeno logistica.
I «quattro del Kgb di via della Scrofa» eseguono il compito che è stato loro assegnato. Il partito vuole i nomi dei traditori. Chi conta sul serio in Fratelli d’Italia ha un identikit abbastanza dettagliato della decina (Vannacci li chiamerebbe «sporca dozzina») di franchi tiratori meloniani. Sono più donne che uomini. Si valuta se convocarli per un confronto all’americana. Il dossier è nelle mani del capogruppo Galeazzo Bignami. In caso di confessioni estorte o autotradimenti (ci sarà il test della verità?) il timore del governo è di non gestirli più. Se scoperti, una volta sicuri di non aver mai più una candidatura nemmeno all’assemblea del condominio, potrebbero vendicarsi alla prima occasione utile come Sansone con i filistei. Magari in caso di ritorno della legge elettorale alla Camera in terza lettura, sempre con il voto segreto.
«Tanto rumore per nulla», dice Alessandro Sorte, big di Forza Italia in Lombardia. Che poi scherza: «L’antico proverbio cinese dice che chi non ha le preferenze non vota le preferenze». Luciano Ciocchetti, «demomeloniano», in quanto viene dalla Dc, l’altro giorno ricordava che questo è «un Parlamento di nominati e in pochi abbiamo i voti». La leghista Simonetta Matone, con un passato da magistrato, suggerisce un metodo d’indagine: «Basta fare una ricerca su Google sui loro lavori precedenti e su quanto fossero, prima di entrare qua, ignoti. Così si incastra il colpevole».
In generale la paura di non essere qui al prossimo giro è trasversale. Nel Pd, per esempio, sono ben 37 gli attuali parlamentari che hanno superato i tre mandati dello statuto. Elly Schlein in questi giorni ride: la deroga dipenderà da lei. Anche il M5S, partito da sempre non fortissimo sulle preferenze ma nel voto d’opinione, ha il problema del terzo mandato che per legge interna dei grillini può essere aggirato solo per volere di Giuseppe Conte, ma per una quota del 5%. Dubbi, sospetti, sguardi d’intesa nei corridoi. I «malacarne» tirano un sospiro di sollievo, mentre i videomaker di Fratelli d’Italia hanno lavorato a vuoto. Mai fidarsi: il franco tiratore non dorme, si riposa.