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 2026  luglio 17 Venerdì calendario

Legge elettorale, sì alla Camera. In Aula applausi e proteste

Il voto è netto: 217 sì, 152 no, 2 astenuti. La Camera approva la legge elettorale. Dopo l’incidente di martedì sulle preferenze ieri la maggioranza ha potuto esultare. Un applauso fragoroso, contraltare della protesta delle opposizioni: cartelli innalzati per dire che la legge elettorale «è una truffa».
È una legge che prevede un sistema misto, proporzionale con un premio di maggioranza fisso con una soglia minima al 42%. Al momento della presentazione delle liste bisognerà indicare anche il nome del candidato premier. I parlamentari sono eletti con liste bloccate ed è previsto anche il voto per i fuorisede. Gli sbarramenti per le coalizioni (10%) e per le liste singole (3%) restano invariati.
C’è poi la cosiddetta norma anti frammentazione. Una norma che esclude dalla ripartizione delle percentuali di coalizione i voti espressi a favore delle liste collegate che non superano lo sbarramento del 3% (ad esclusione della prima sotto soglia). Il rischio è che se i partiti minori non si unissero, potrebbero far perdere la coalizione con più voti.
Adesso la palla passa al Senato mentre le opposizioni affilano le armi. La segretaria del Partito democratico Elly Schlein: «Potete anche cambiare la legge e approvare questa pessima. Noi lavoreremo per mandarvi a casa con qualunque legge elettorale». Appena prima del voto Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di Fratelli d’Italia, si era lasciato andare: «Se passerà questa legge, avrà vinto il Parlamento. Oggi la stabilità sembra un dato acquisito, ma non era così. Non torneremo alle maggioranze che hanno in questo Parlamento una stabilità inferiore alle coppie di Temptation island».
Il clima è incandescente, il voto di martedì sulle preferenze brucia ancora. Alla fine ci sono stati una cinquantina di franchi tiratori in quel voto e chi lo ha analizzato in controluce ha contato diverse donne, distribuite tra una decina di deputati di FdI e altrettanti della Lega e ben una ventina di Forza Italia. Ma Antonio Tajani, leader azzurro, non ci sta: «Respingiamo al mittente qualsiasi accusa, siamo sempre stati leali e coerenti. Nessuno può dire che Forza Italia non sia stata leale e coerente».
E mentre il leader della Lega Matteo Salvini chiede di riportare al Senato l’emendamento sulle preferenze bocciato, su questo emendamento è Donzelli che si fa portavoce della premier Giorgia Meloni: «Rifletteremo sul da farsi». La riflessione non è da poco, si tratta di rimettere in gioco la compattezza della maggioranza e, forse, provare il nuovo gioco di alleanze con il generale Vannacci.
Le opposizioni battono sulla spaccatura della maggioranza su quell’emendamento che proprio la presidente del Consiglio aveva caldeggiato. Schlein rilancia: «La maggioranza è un colabrodo». E Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, rivolge un vero e proprio monito al centrodestra: «Vi avviso: la battaglia che ci avete visto fare uniti contro la vostra arroganza è soltanto un antipasto. Non avete idea della battaglia che vi aspetta, con cui vi impediremo di prendere il potere». Da Avs si lancia il leader Angelo Bonelli: «Bisogna parlare con chiarezza e mettere fine all’ipocrisia: con questa legge non si allarga la partecipazione dei cittadini. Questa legge elettorale consegna alle segreterie di partito la nomina di 105 parlamentari: 70 deputati e 35 senatori scelti attraverso liste bloccate». Riccardo Magi, segretario di +Europa, grida al «colpo di Stato elettorale che prepara il regime». La sua lista è l’unica insieme a quella di Futuro nazionale di Roberto Vannacci (e al Partito liberaldemocratico di Luigi Marattin) che dovrà raccogliere le firme per poter presentare le candidature. E questo quando è stata bocciata la possibilità di raccoglierle in forma digitale, come avviene per il referendum.