corriere.it, 14 luglio 2026
Italia, scoperte più di 450 piante spontanee negli ultimi 20 anni
Sono 453 le nuove specie e sottospecie di piante spontanee scoperte in Italia negli ultimi vent’anni, di cui 443 endemiche, cioè presenti esclusivamente nel nostro Paese. Il dato arriva da un grande lavoro collettivo che aggiorna, a vent’anni di distanza, dal 2005 al 2025, la mappa delle conoscenze sulla distribuzione della flora spontanea italiana offrendo per la prima volta una fotografia dettagliata del Paese con aree molto studiate e altre dove resta ancora molto da scoprire.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Plant Biosystems, è stato realizzato dal Gruppo di Floristica, Sistematica ed Evoluzione della Società Botanica Italiana, sotto il coordinamento del professor Gianniantonio Domina dell’Università degli Studi di Palermo.
Tra le regioni che hanno restituito il maggior numero di nuove specie e sottospecie ci sono l’Abruzzo con 74, la Sicilia con 69, la Toscana con 53 e la Sardegna con 51. Negli ultimi 20 anni, la mappatura della flora italiana ha fatto particolari passi avanti soprattutto in Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige. Restano invece ancora poco esplorate ampie aree nel Mezzogiorno, in particolare in Basilicata, Calabria, Molise, Campania, Puglia e Sicilia.
Fra le nuove specie se ne possono citarne alcune a distribuzione puntiforme, come il Lino di Katia (Linum katiae), descritto nel 2011 per la Calabria dove cresce solo sul Monte Manfriana (Pollino); l’Adonide del Fucino (Adonis fucensis), descritta nel 2023 per l’Abruzzo e limitata a una piccola area del Monte Annamunna nei pressi del Fucino; o il Dente di Leone di Montecristo (Leontodon montecristensis) descritto nel 2025 per l’Isola di Montecristo nell’Arcipelago Toscano.
In altri casi, invece, alcune specie occupano un’area più ampia ed erano state in precedenza confuse con altre; è questo il caso del Cipollaccio di Tison (Gagea tisoniana), descritto nel 2007 e presente in varie località tra Toscana, Umbria, Marche e Lazio; la Campanula di Martini (Campanula martinii), descritta nel 2013 e presente in Italia settentrionale tra Lombardia e Trentino-Alto Adige; o lo Zafferano negletto (Crocus neglectus), descritto nel 2014 e presente in molte località dell’Italia centro-settentrionale.
«Questo lavoro rappresenta un punto di riferimento per capire quanto conosciamo davvero la biodiversità vegetale italiana e dove è necessario concentrare gli sforzi futuri – sottolinea il prof. Lorenzo Peruzzi, del dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa, uno degli autori che hanno contribuito allo studio –. Aggiornare e migliorare le conoscenze sulla distribuzione della flora spontanea significa porre le basi scientifiche indispensabili per la tutela della biodiversità, la gestione del territorio e la conservazione degli habitat».