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 2026  luglio 16 Giovedì calendario

L’Italia e la Polonia in pressing sulla Ue per le emissioni

Domani la Commissione presenta la revisione del sistema europeo di scambio di quote di emissione Ets, il principale pilastro della politica ambientale dell’Unione che dal 2005 fissa un prezzo alla CO2 degli impianti di energia elettrica e termica, dell’industria manifatturiera, dei voli commerciali e dal 2024 anche di parte del trasporto marittimo. Il principio è che chi inquina paga.
Da quello che trapela – ma il documento finale è ancora in fase di definizione – c’è insoddisfazione tra gli Stati per motivi diversi. L’Italia chiede a Bruxelles una riforma radicale. La Commissione presenterà tre proposte distinte: la revisione generale dell’Ets; una revisione del sistema Mrv (Monitoring, Reporting and Verification) per il trasporto marittimo per allinearlo alle modifiche dell’Ets; la revisione dei benchmark, cioè dei parametri utilizzati per determinare l’assegnazione gratuita delle quote di emissione ai diversi settori industriali che dovrebbe seguire un iter legislativo accelerato.
La Commissione, secondo le ultime indiscrezioni, intende ridurre il ritmo con cui il massimale totale delle emissioni di gas serra nell’Ue diminuisce ogni anno: il punto di caduta dovrebbe essere tra il target attuale del 4,4% all’anno e il 3,4% richiesto dal Ppe. Secondo Bloomberg sarebbe tra il 3,5% e il 3,9% nel periodo 2031-2035. Bruxelles intende anche estendere le quote gratuite per la manifattura a dopo il 2034. L’ipotesi più accreditata è un’estensione al 31 dicembre del 2039. Nella revisione dei benchmark la Commissione proporrebbe 81 milioni di quote gratuite oltre a introdurre parametri più stringenti a carico delle industrie. Ma non prevederebbe benchmark settoriali per la ceramica o il vetro che lo richiedono a gran voce. Non è ancora chiaro se la Commissione intenda intervenire sulla Riserva di Stabilità del Mercato, che è il meccanismo progettato per stabilizzare l’offerta e la domanda di quote di emissione. Tra le ipotesi che girano c’è quella di far scendere dal 24% al 12% la percentuale di permessi di emissione in eccesso che viene ritirata annualmente dal mercato e congelata per stabilizzare il prezzo della CO2.
La pressione sulla Commissione è alta. Dieci Paesi, guidati da Italia e Polonia – gli altri sono Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Ungheria, Romania e Slovacchia – hanno chiesto una riforma che non penalizzi l’industria spingendo alla delocalizzazione. I 10 costituiscono una minoranza di blocco.