Corriere della Sera, 16 luglio 2026
Schlein agli alleati: cerchiamo di non dividerci più
Al di là di quello che chiedono davanti a telecamere, microfoni e taccuini, i leader del centrosinistra sanno bene che non ci sono né dimissioni né tanto meno elezioni nell’aria. Ma dopo la «botta» di Napoli, finalmente da quelle parti si respira e torna a diffondersi un certo ottimismo circa l’esito delle Politiche del prossimo anno. Elly Schlein con i suoi parlamentari, ma anche con i suoi alleati che ogni tanto scartano e vanno per conto loro, ragiona così: «Dobbiamo restare uniti, non dobbiamo fare nessuna uscita che appaia come divisiva. Sarebbe un errore imperdonabile adesso che emergono le difficoltà e le frizioni della destra». Anche Giuseppe Conte, almeno in questa fase, sembra non voler turbare l’apparente armonia della coalizione, benché a breve abbia intenzione di cavalcare di nuovo il tema del riarmo e della minaccia russa a suo giudizio costruita ad arte. Ma per il momento il leader del M5S non ha interesse alcuno a dividere il fronte. Ha messo nel mirino Giorgia Meloni e secondo lui sul banco degli accusati va messa la presidente del Consiglio: «Bisogna insistere perché è lei la personalità forte della maggioranza».
Una strategia vera e propria però non c’è. Comincerà a delinearsi dopo la pausa estiva, non prima. E in realtà si arriverà a concretizzare qualcosa sul programma non prima di gennaio, febbraio. Certo, Schlein intensificherà gli appelli all’unità e cercherà di trovare nuovi terreni di battaglia comuni a tutto il centrosinistra. Ma oltre non si va. I leader del centrosinistra, per dirla con un autorevole dirigente di quella coalizione, sperano piuttosto che il centrodestra finisca per incartarsi da solo e che Meloni si logori in questi mesi. Matteo Renzi, memore della sua esperienza di presidente del Consiglio, riflette così ad alta voce con i suoi parlamentari: «Sentite a me, è cominciato il logoramento della premier da parte della sua stessa maggioranza, so bene come funzionano queste cose». Poi a Sky il leader di Italia viva lancia un affondo contro il governo: «Questo è l’ultimo balbettante inciampo verso la fine della legislatura». Ora, quindi, l’importante è non rompere il fronte delle opposizioni ed evitare passi falsi, come quello in cui il centrosinistra stava per incorrere ieri sul voto per i fuori sede. Il Pd non voleva dire sì al subemendamento della maggioranza, ma un vertice a Montecitorio tra Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni ha fatto cambiare idea alla segretaria dem, la cui bussola è quella dell’unità.
La prossima grande battaglia sarà quella autunnale sulla finanziaria. Il centrosinistra si sta già preparando a quell’appuntamento. Sanno che la maggioranza sarà in difficoltà sulla manovra e hanno deciso di puntare le loro carte su quel tavolo, magari con l’aiutino esterno di Maurizio Landini (Cgil). «Sarà un autunno caldo, anzi caldissimo», dicono al Pd.
Ma il problema delle divisioni sull’Ucraina resta lì. Nota Pier Ferdinando Casini: «Ho visto tanta euforia alla Camera e allora vorrei fare una piccola annotazione. La politica estera non è una appendice della politica interna. Oggi è il tema dei temi. Allora è necessario che su queste questioni, come su quelle dell’approccio all’Ucraina, una coalizione che si vuole proporre di governare il Paese non può avere esitazioni, deve sapere con chiarezza da che parte della storia sta».
L’ex commissario Ue Paolo Gentiloni scommette sul fatto che questi temi saranno, o meglio dovranno essere al centro della campagna elettorale del prossimo anno. «Noi siamo un po’ a un crocevia della storia europea che a mio avviso dovrebbe essere fondamentale nelle campagne elettorali del 2027».