Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  luglio 16 Giovedì calendario

Almeno 50 i franchi tiratori. Il ruolo delle deputate

Alla fine qualcuna annuisce, ma di far mettere nero su bianco le dichiarazioni di voto nemmeno a parlarne. Non è stato un voto qualunque quello di martedì alla Camera sulle preferenze. Quell’emendamento alla legge elettorale ha mandato sotto il governo. Per un solo voto di differenza. È stato un colpo per la premier Giorgia Meloni. E adesso le deputate della maggioranza non se la sentono di ammettere pubblicamente che sì, nel gruppo dei franchi tiratori c’erano le donne. E la domanda è: erano tutte donne?
Difficile crederlo. Nel corridoio dei passi perduti ieri si facevano e rifacevano i conti. Che tra i franchi tiratori ci fossero tante «franche tiratrici» è una vulgata che in Transatlantico vola di bocca in bocca. Ma adesso i «traditori» sono diventati 50 (ne erano stati contati 31) e a considerare che così tante siano state solo donne non torna. Le analisi del voto in controluce individuano 10 franchi tiratori in Fratelli d’Italia, 20 di Forza Italia, 10 della Lega.
Già, la Lega. E come ha votato Simonetta Matone? La risposta è una battuta:«Io? Sempre obbediente». La storia di questa deputata leghista parla da sola. Magistrata di piglio, una vita dalla parte dei bambini, Simonetta Matone sembra tutto tranne una persona che si fa dire da altri cosa e, soprattutto, come fare.
Come la storia di Rita dalla Chiesa, deputata veterana di Forza Italia. «Nonostante che io venga da una caserma non sono abituata a fare il soldatino. Non mi piace farmi dire cosa devo fare», dice. E non dice quale pulsante ha spinto martedì al momento della votazione dell’emendamento sulle preferenze: «Il voto è privato». Sorride. La caserma dove ha vissuto Rita dalla Chiesa ha fatto la storia d’Italia, suo padre il generale Carlo Alberto, per il nostro Paese ha perso la vita il 3 settembre 1982: «È stato lui ad insegnarmi la libertà. Anche Silvio Berlusconi». Vicino a Rita dalla Chiesa colleghe giovani di partito. Patrizia Marrocco, tra queste, annuisce davanti alle parole sulla libertà della sua vicepresidente. Tra le donne di Forza Italia da segnalare c’è anche Isabella De Monte – lei che sulla necessità di favorire l’elezione di più donne ha firmato un appello bipartisan insieme a Chiara Gribaudo del Pd, Silvana Comaroli della Lega, Elena Bonetti di Azione e Luana Zanella di Avs – femminista storica e veterana della politica.
Dice Luana Zanella: «Le deputate della maggioranza non si devono nascondere. Io l’ho visto in Aula mentre parlavo che mi seguivano con attenzione. Ho parlato delle donne costituenti: erano ventuno su oltre cinquecento. E si sono fatte sentire come fossero duecento. Hanno combattuto per noi, non possiamo e non dobbiamo lasciare vana la loro battaglia».
Mara Carfagna vede passeggiare in Transatlantico Gianni Letta e gli va incontro con un sorriso e un po’ di nostalgia. È nata e cresciuta in Forza Italia Mara Carfagna, ha transitato in Azione, adesso è segretaria di Noi moderati e mantiene intatto il suo spirito libero e liberale. Ragiona sui meccanismi delle preferenze della legge elettorale, di quanto sia complicato far sì che siano realmente a favore delle donne. Quello contenuto nell’emendamento che è stato bocciato non lo sarebbe stato. Non prevedeva l’alternanza di genere e avrebbe fatto fare un grande passo indietro alle battaglie delle donne. E lo sa bene lei che nel governo Berlusconi ebbe il dicastero delle Pari opportunità. Ma dice convinta: «Ho votato a favore della maggioranza», spiega. Adesso si ricomincia. La maggioranza pensa di ripresentare lo stesso emendamento al Senato.