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 2026  luglio 16 Giovedì calendario

Legge elettorale, il giorno dopo la sconfitta sulle preferenze nella maggioranza è un tutti contro tutti

«Gravissimo». «Ma come si fa?». «Giorgia è piena di amarezza». Voci dal «gabinetto di guerra» di Fratelli d’Italia. Che, senza svolazzi letterari, si trova proprio nei bagni di Montecitorio riservati ai deputati. Qui si incontrano, per caso fisiologico del destino, Francesco Lollobrigida, Giovanni Donzelli e Galeazzo Bignami. Il capannello poi si sposterà nel corridoio. Il ministro dell’Agricoltura, nonché «cacciatore» di franchi tiratori per la riserva di Palazzo Chigi, dice che la presenza in Aula di esponenti leghisti del governo che non hanno votato l’emendamento «è grave». Al di là dei tanti «irresponsabili» e «vigliacchetti» che hanno voltato le spalle, in tutti i partiti, compreso il suo.
Il terzetto se la prende con Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia, seduto nella parte alta dell’emiciclo fino a un attimo prima del momento fatale, visto a parlottare con i colleghi (Giulio Centemero e Jacopo Morrone) e con il sottosegretario, sempre all’Economia, Federico Freni. Raccontano che anche Giorgia Meloni sia rimasta «molto delusa» dall’atteggiamento di questi componenti del suo governo e che a caldo non abbia mancato di farlo notare a Matteo Salvini, ignaro, e ai diretti interessati. Accuse che loro smentiscono negando qualsiasi manovra. Ci sono poi i casi della viceministra Vannia Gava (che ha giurato a Salvini di aver fatto il suo dovere, beffata però da un «errore di registrazione») e del sottosegretario Nicola Molteni (rimasto in Transatlantico, sui divanetti, secondo Fratelli d’Italia).
Lollobrigida aggiunge che questa storia «racconta un problema degli alleati». Divisi al loro interno, nel caso della Lega, «tra il partito del Nord» e i salviniani. E per Forza Italia il dualismo attraversa l’anima vicina ad Antonio Tajani e l’altra a lui ostile (tanto da creare anche una chat segreta di coordinamento per il «no», come svelato dal Corriere).
Alla Camera è il giorno delle idi di luglio, quello del Grande smarrimento dopo «le coltellate» di martedì alle 19.10. Clima da tutti contro tutti. Nel governo e in maggioranza. Elisabetta Casellati, ministra di FI alle Riforme, confessa di aver suggerito a Meloni di non esplicitare il parere favorevole del governo all’emendamento poi impallinato e di rimettersi alla volontà dell’Aula. «La mia decisione iniziale era quest’ultima. La storia della Repubblica insegna che con il voto segreto, a partire da quello per il Quirinale, può accadere di tutto: e io ne so qualcosa...».
Aria di tilt: i blocchi si scompongono. Alle 11 Roberto Vannacci dice che se «Meloni ha gli attributi faccia votare l’emendamento di Futuro nazionale sulle preferenze». E, strano ma vero, così accadde: Fratelli d’Italia e Noi moderati annunciano il sì al testo di Edoardo Ziello. Ennesimo voto segreto. Lucine blu che si accendono sul tabellone: 239 contrari (Lega e Forza Italia oltre alle opposizioni) ma 131 favorevoli (a partire dal gruppone, 112 presenti, dei meloniani). Ancora un’altra spaccatura, strana alleanza destra-destra tra la premier e il generale. Si incrociano sguardi spaesati.
Intanto Maurizio Lupi e Laura Ravetto di Fn battibeccano in Aula. «Maurizio ma come ti permetti di dire che abbiamo votato no l’altro giorno?». «Laura, dico ciò che voglio». Discutono con vigore anche i due forzisti Catia Polidori e il capogruppo Enrico Costa (lo scambio è udibile dalla tribuna stampa). Raffaele Nevi fa compagnia alla buvette all’ex capogruppo forzista Paolo Barelli, ora sottosegretario. Scherza ma non troppo: «Se ci fosse stato ancora Paolo, FI avrebbe votato coesa». «Dal male può venire il bene», dice il ministro Luca Ciriani a proposito della disfatta. Dentro FdI hanno rilevazioni social che danno Meloni «altissima» nonostante l’inciampo: «Ha fatto vedere che è contro gli inciuci di Palazzo». Già commissionati nuovi sondaggi. Il Campo largo si gode l’attimo. I leader sono in brodo di giuggiole. Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni rivendicano di aver convinto loro Elly Schlein e Giuseppe Conte, lunedì notte in una call, a entrare in Aula e a chiedere il voto segreto. Una cortina di sospetti attraversa i partiti della maggioranza.
Il voto di FdI a Vannacci agita Lega e Forza Italia. Nel bel mezzo dello psicodramma compare in Transatlantico Gianni Letta, consigliere principe di Mediaset, che si apparta con il ministro Carlo Nordio, che ha querelato la trasmissione di Rete 4 È sempre carta bianca per la storia della grazia a Nicole Minetti. Dottor Letta, quando c’era lei al governo con Berlusconi certe manovre parlamentari si facevano meglio? Sorriso. Pausa: «Buona giornata, ragazzi».