il Fatto Quotidiano, 15 luglio 2026
Consiglio di Stato: c’è il ricorso al Tar contro Carbone
La tregua sembrava reggere. E invece a Palazzo Spada, il tempio dei consiglieri di Stato, la guerra attorno alla poltronissima di presidente aggiunto è ormai deflagrata. E ora al ricorso con cui Luigi Carbone ha impugnato la decisione con cui il Csm della giustizia amministrativa ha bocciato la sua candidatura, se ne è aggiunto un altro: Ermanno de Francisco, uno degli altri aspiranti alla nomina si è rivolto al Tar per contestare la veridicità del curriculum di Carbone per metterlo definitivamente fuori dalla corsa.
Ma è solo l’ultima puntata. Dopo la bocciatura di Carbone avvenuta nel segreto dell’urna grazie alla saldatura tra laici di centrodestra e l’astensione di alcuni suoi colleghi togati, la commissione nomine aveva proposto al plenum un altro nome. Quello dell’ex sottosegretario Luciano Barra Caracciolo, che però è finito nel congelatore dopo l’intervento del presidente della Repubblica: Sergio Mattarella aveva fatto sapere di aver ricevuto al Quirinale il presidente del consiglio di Stato Luigi Maruotti dopo l’ok della commissione a Barra Caracciolo. Risultato: la mattina dopo Maruotti si era preso la responsabilità di stralciare la nomina dall’ordine del giorno in attesa di tempi migliori. Ossia settembre, data in cui è fissata l’udienza al Tar del ricorso di Carbone. Ma l’intervento di Mattarella non ha sedato gli animi a Palazzo Spada, anzi.
Va detto che i concorrenti al ruolo di presidente aggiunto (carica che rappresenta un trampolino di lancio per la poltrona più ambita che rimarrà sguarnita il prossimo anno quando Maruotti andrà in pensione) non sono stati con le mani in mano. Innanzitutto con la contestazione dei titoli di Carbone poi, dopo la sua bocciatura in plenum, con il pressing sulla commissione a procedere con una nomina alternativa facendo aleggiare lo spettro del rifiuto di atti d’ufficio e con ammonimento a non cambiare i criteri di selezione del nome da portare in plenum.
Ora però De Francisco, attualmente presidente del consiglio di giustizia amministrativa per la Regione Siciliana e già capo del Dipartimento per gli Affari giuridici e legislativi di Palazzo Chigi, ha fatto un ulteriore passo presentando un ricorso incidentale al Tar che deve decidere su quello di Carbone: per De Francisco il suo concorrente non aveva titolo per correre per il ruolo e dunque nemmeno per fare ricorso contro la sua esclusione viste le criticità che lui stesso insieme alla collega Rosaria De Nictolis avevano evidenziato nel suo curriculum. Quali?
Il periodo che Carbone ha trascorso fuori luogo sarebbe superiore a quello dichiarato (10 anni e 5 mesi) e cioè pari a 13 anni e mezzo che corrisponde a oltre un terzo della sua intera carriera. E ancora. Non è vero che la IV sezione guidata da Carbone abbia avuto la migliore performance di produttività “come indurrebbe a ritenere la lettura del cv di Carbone”, e pure sulle attività scientifiche la “paternità di circa 2166 note redazionali” è dubbia: “Si tratta di pubblicazioni non valutabili, sia perché prive di contenuto scientifico, sia perché non è identificabile la parte di esse effettivamente a lui attribuibile”.