il Fatto Quotidiano, 15 luglio 2026
Intercettazioni al macero: FI spacca la destra e FdI ritira la mediazione
Giusto lunedì a Palermo, Giorgia Meloni confermava che FdI era in procinto di sanare il buco sulle intercettazioni frutto della norma di marca forzista che ha soppresso le intercettazioni “a strascico”. Sta presiedendo il Comitato per l’ordine pubblico, a margine della giornata sulla Croma della strage di Capaci trasferita al Museo del Presente, e spiega come i due emendamenti Berrino-Sisler tradurranno la marcia indietro. Chiesta tre mesi fa dal procuratore Antimafia Gianni Melillo. Garante della soluzione la presidente dell’Antimafia Chiara Colosimo. Meloni s’aspettava il via libera ieri dall’incontro dei capigruppo di Camera e Senato. Non è andata così. FI ha di nuovo puntato i piedi. Salta, per ora, la soluzione dopo l’alert di Melillo.
È mezzogiorno a Montecitorio quando i capigruppo, chi presente, chi collegato online, affrontano la querelle sulle intercettazioni. Sono quelle che, registrate in un’inchiesta, rivelano altri reati. Ma nel 2023 l’avvocato di Barcellona Pozzo di Gotto Tommaso Calderone, oggi vicepresidente della Commissione Giustizia della Camera, le ha fermate. Devono morire lì dove sono nate. Stop ad altre inchieste. Ad aprile, Melillo manda a Carlo Nordio un minuzioso elenco dei reati non più perseguibili, che amplierà indicandone i 50 più pericolosi divenuti imprendibili una volta vietato l’uso di quelle intercettazioni. Ma Nordio è d’accordo, lo dice. In queste ore i deputati forzisti non fanno che ricordarlo, mentre all’opposto Colosimo prende le parti di Melillo come aveva già fatto con il suo allarme sugli smartphone, la legge Zanettin approvata al Senato oltre un anno fa, poi “morta” alla Camera giusto dopo quel richiamo.
Ma Nordio, come gli accade spesso a seconda del bisogno, ha cambiato idea. Tant’è che mentre i capigruppo forzisti Enrico Costa e Stefania Craxi ribadiscono il niet sugli emendamenti, Nordio dice in Transatlantico: “Trovo giuste alcune considerazioni tecniche avanzate”. Sostiene che bisogna “rafforzare gli strumenti” nella lotta alla mafia. Annuncia che “sicuramente ci saranno delle considerazioni che verranno fatte”. Insomma, sottoscrive gli emendamenti frutto dell’intesa Colosimo-Melillo. Per FI quello di Nordio è un vero voltafaccia rispetto al via libera del 2023 quando sostenne all’opposto la stretta sulle intercettazioni “a strascico” legalizzate dalla norma dell’ex Guardasigilli di M5S Alfonso Bonafede, da sempre inviso ai forzisti per molte altre misure, dalla prescrizione bloccata in primo grado al potenziamento della microspia Trojan per la corruzione. Tant’è che la sua legge battezzata “Spazzacorrotti” è stata via via smontata proprio da proposte di Forza Italia.
La rottura sulla giustizia tra FI e FdI è diventata plateale. Foriera di una settimana di passione che s’annuncia al Senato. In vista di un nuovo vertice di maggioranza in cui FI userà toni forti sul no a Melillo sponsorizzato da FdI. Il testo andrà in aula senza i relatori, destinato a un voto di fiducia che farà saltare i 500 emendamenti, compresi i meloniani filo-Melillo. Le soluzioni alternative rivelate dal Fatto, invece della modifica dell’articolo 270 del Codice di procedura penale sugli ascolti “in altri procedimenti”, usare il 380 sull’arresto obbligatorio in flagranza oppure il decreto 13 maggio 1991 di Giovanni Falcone allora direttore degli Affari penali sui sufficienti indizi, verrebbero travolti dalla fiducia. A Melillo non resterà che continuare la battaglia mentre altri ascolti vanno al macero.