La Stampa, 15 luglio 2026
Allargamento, l’Ue accelera
Non è esattamente ciò che Volodymyr Zelensky aveva chiesto ai leader Ue – il presidente ucraino voleva l’apertura in contemporanea di tutti e sei i “cluster” negoziali – ma si tratta comunque di un significativo passo avanti nel percorso di adesione di Kiev. L’Unione europea ha infatti aperto il cluster negoziale numero sei, quello che riguarda le politiche estere, commerciali e di difesa, sia per l’Ucraina che per la Moldavia (che continuano ad avanzare a braccetto). Oggi Ursula von der Leyen sarà a Kiev proprio per discutere delle riforme necessarie per avvicinare sempre più il Paese all’Unione, mentre la Germania intravede gli ostacoli e rilancia il progetto per rendere l’Ucraina uno Stato associato (senza diritto di voto). Dall’Italia, intanto, si fanno sentire le proteste degli eurodeputati del Movimento 5 Stelle, che denunciano i rischi collegati all’allargamento per le regioni del Sud.
Il passaggio di ieri arriva a un mese di distanza dall’apertura del cluster numero uno per l’Ucraina – quello sulle questioni fondamentali, che era stato tenuto in ostaggio dall’ex governo ungherese guidato da Viktor Orban – e spinge Kiev ad essere ottimista: il governo punta a chiudere tutti i capitoli negoziali entro la fine del 2027, anche se ogni passo richiede l’unanimità dei 27 e sarà inevitabilmente legato a decisioni politiche, al di là dei reali progressi nel campo delle riforme.
Nel processo di adesione, ogni cluster è composto da più capitoli negoziali, che poi vengono di volta in volta chiusi quando il Paese candidato rispetta i requisiti richiesti dall’Ue nei relativi settori. La decisione per l’Ucraina e la Moldavia è arrivata in quello che la commissaria europea all’Allargamento, Marta Kos, ha definito il “SuperMartedì”. In un solo giorno, l’Ue ha tenuto ben quattro conferenze di adesione con altrettanti Paesi, visto che vanno registrati anche i passi avanti dell’Albania e del Montenegro.
Tirana ha chiuso tre capitoli negoziali, mentre Podgorica ne ha chiusi due (Concorrenza e Unione doganale) portando a quota 18 i capitoli già chiusi su un totale di 33, più della metà. Il Montenegro è il Paese nella fase più avanzata e punta a diventare il ventottesimo Stato membro nel 2028, dopo che l’Ue ha già autorizzato la preparazione del Trattato di adesione, che segue la fase dei negoziati ed è propedeutico all’ingresso vero e proprio.
«Da oltre due decenni non si tenevano quattro conferenze di adesione in un solo giorno – ha esultato la commissaria Kos –. Questo è un giorno da festeggiare, ma anche un giorno per guardare al futuro e lavorare ancora più duramente». Non è stato invece possibile tenere la conferenza intergovernativa con la Serbia per aprire il Cluster 3, visto che non è stato raggiunto il consenso necessario tra gli Stati membri. «C’è ancora molto da fare, soprattutto in materia di Stato di diritto – ha ammesso Kos –, ma ora stiamo ricevendo segnali dalla Serbia che indicano la sua disponibilità ad allinearsi maggiormente con l’Ue a livello strategico».
Per quanto riguarda Kiev, le tempistiche inseguite dal governo sono decisamente ambiziose. «Il nostro piano non cambia: entro la fine del 2027 vogliamo adottare e iniziare ad attuare tutta la legislazione necessaria» per aderire all’Unione, ha sottolineato il vicepremier ucraino con delega all’integrazione europea ed euro-atlantica, Taras Kachka, assicurando che il recente rimpasto di governo non avrà alcun impatto sul percorso di adesione.
Ma il percorso deve fare i conti con gli ostacoli politici rappresentati dalle posizioni degli Stati membri. La Francia, in vista delle elezioni presidenziali del prossimo anno, ha il freno a mano tirato. E la Germania continua a insistere con la proposta di rendere l’Ucraina un Paese associato, in attesa di diventare un membro a tutti gli effetti. Un’idea già respinta da Zelensky perché percepita come «un’adesione di serie B». Il ministro di Stato per l’Europa, Gunther Krichbaum, ha detto che la proposta «sta trovando sempre più sostenitori» e ha anticipato che «sarà all’ordine del giorno a ottobre» perché «se i negoziati durano troppo a lungo, i cittadini del Paese candidato non credono più nell’adesione».
Sulla questione sono intervenuti anche gli eurodeputati del Movimento 5 Stelle, secondo i quali «il cosiddetto SuperMartedì per l’allargamento potrebbe rivelarsi una mazzata per il Sud Italia». I parlamentari Danilo Della Valle e Valentina Palmisano hanno citato un recente studio del Centro Europa Ricerca, secondo il quale «la Sardegna perderebbe il 58% degli attuali fondi europei che riceve, la Campania il 32%, la Sicilia il 29%, la Puglia il 31%, le Marche il 47%. Fortemente penalizzate anche la Calabria, l’Abruzzo, il Molise e la Basilicata». Per questo, dicono, «noi non siamo pregiudizievolmente contrari all’allargamento, ma chiediamo cautela per evitare boomerang economici ai territori più poveri d’Europa». —