La Stampa, 15 luglio 2026
Cinque monopattini su sei viaggiano senza targa
L’ultima beffa sui monopattini è servita. Domani entra in vigore l’obbligo di assicurazione, ma quasi nessuno la farà. Motivo: serve il contrassegno, la «minitarga» resa obbligatoria dalla riforma del Codice della Strada approvata nel dicembre 2024 e slittata per insufficienza di mezzi (dello Stato) fino a due mesi fa. Ecco, su 800 mila monopattini in circolazione in Italia, la motorizzazione civile ha stampato soltanto 133.135 targhe. E la metà sono sui velocipedi delle società di sharing. Significa che meno di un velocipede privato su dieci ha il contrassegno.
Ma procediamo con ordine. Le tariffe delle assicurazioni vanno dai 35 ai 150 euro (a seconda delle coperture previste). E secondo Assoutenti, questo porterà a «una spesa annua di circa 50 milioni di euro». Pena, il pagamento di una contravvenzione dai 100 ai 400 euro.
Questa è l’ultima prescrizione ad entrare in vigore del Codice della Strada diventato legge nel dicembre 2024. L’obbligo del casco era stato il primo a diventare operativo, assieme alla dotazione di indicatori di direzione e freni su entrambe le ruote. Poi, è toccato alla targa, rimasta nel limbo fino al 17 maggio di quest’anno. Tutti provvedimenti mirati a migliorare la sicurezza sulle strade. Obiettivo ancora lontano. Basta affacciarsi alla finestra in qualunque città d’Italia per vedere monopattini che sfrecciano ovunque e in qualunque senso di marcia, con due o più persone schiacciate a sandwich sulla pedana, con i capelli al vento nella migliore tradizione dei Velosolex degli Anni 60. L’amplissima schiera di trasgressori può contare su un alleato involontario: il formato scelto per la targa (6x5 centimetri) rende l’identificazione dei monopattini a distanza un’impresa degna di un supereroe dei fumetti. Sempre che ci sia. A questo punto, l’unico modo per fare una contravvenzione è cogliere in flagrante i guidatori. Sperando che si fermino.
«Il vero problema è che nel settore dei monopattini regna ancora il Far West – afferma il presidente di Assoutenti, Gabriele Melluso -. Vengono imposti nuovi obblighi di legge ma nelle nostre città ancora non si riesce a far rispettare le regole più basilari del Codice della strada, come l’uso del casco o il divieto di circolare in due sui monopattini. Questo perché i controlli da parte delle forze dell’ordine sono del tutto insufficienti». Ma è anche difficile immaginare il contrario: quanti agenti servirebbero per pattugliare le città e bloccare «in sicurezza» le centinaia di migliaia di monopattini che scorrazzano ovunque? Il tutto, poi, reso più difficile dalla natura dei monopattini, considerati «velocipedi», come le biciclette. Con la targa, ora, ma senza numero di telaio. E questo rende impossibile il fermo amministrativo previsto per qualsiasi altro veicolo individuato sulle strade senza targa.
Ma torniamo alla sicurezza. L’assicurazione è un elemento in più, ma è ancorato al contrassegno: senza quello, è impossibile stipulare una polizza. E così, il circuito virtuoso ipotizzato dal legislatore si trasforma in un circolo vizioso. Non solo, le società di sharing potrebbero anche decidere di aumentare le tariffe. «Siamo passati dalla Rct (responsabilità civile terzi, ndr) alla Rca (responsabilità civile auto, ndr), con costi cresciuti fino a cinque volte tanto – spiega Andrea Giaretta, vice presidente di Dott, società specializzata nello sharing di monopattini e biciclette -. Abbiamo deciso di non toccare adesso le tariffe, per non incidere su un servizio che riteniamo anche sociale, soprattutto in estate, con le temperature alte e la necessità di spostarsi soffrendo il meno possibile il caldo».
Ma anche la modalità di assicurazione hanno caratteristiche particolari. «Per i primi due anni, non ci sarà il sistema di indennizzo diretto, perché non ci sono le basi tecniche per regolare i flussi di risarcimento tra compagnie», spiega l’avvocato Maurizio Hazan, dello studio legale THMR di Milano. Ma c’è un aspetto che preoccupa più di questo. «In assenza di assicurazione, i risarcimenti avvengono ad opera del Fondo di garanzia. E in questi giorni c’è molta preoccupazione, legata al timore che pochi siano a conoscenza dell’obbligo di assicurazione», aggiunge l’avvocato Hazan. C’è chi ignora, ma ci sono anche molti «furbetti», che scelgono di fare a meno di targa e assicurazione. Certo, rischiano multe fino a 400 euro per il contrassegno e altrettanto per la Rca. Un modo come un altro per provare un brivido anche sotto il solleone.