La Stampa, 15 luglio 2026
Nucleare, Pichetto Fratin contro Giorgio Parisi
«Gli scienziati facciano gli scienziati, gli economisti facciano gli economisti». Il nucleare in Italia continua a far discutere. È il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin a rilanciare la polemica rispondendo a distanza di una settimana alle parole del premio Nobel per la Fisica, Giorgio Parisi. Lo fa affidando le sue parole all’agenzia specializzata Gea. Il professore, audito sul tema in Commissione a Palazzo Madama, aveva bollato l’intervento del governo come inutile e costoso: «Se non fosse una tragedia, Shakespeare avrebbe già un titolo pronto per questo disegno di legge: molto rumore per nulla». Il riferimento è alla legge delega sul nucleare sostenibile, approvata già alla Camera e in discussione in Senato, che dovrebbe avere il via libera definitivo prima della pausa estiva, quindi entro i primi giorni d’agosto. Dopodiché il governo dovrà definire il quadro normativo per l’impiego delle tecnologie nucleari di nuova generazione nel nostro paese, a partire da un piano nazionale che prevede la sperimentazione e la costruzione degli impianti, ma anche la gestione dei rifiuti radioattivi. L’approvazione definitiva del testo costituirà solo «un primo passo» per il titolare dell’Ambiente che lamenta però «un’opposizione politica» sul tema, in particolare di quelle forze che «vogliono la cosiddetta decrescita felice, quindi il legittimo diritto per chiunque di chiedere di diventare più poveri».
E tra i critici c’è appunto uno degli scienziati più autorevoli del paese. Secondo Parisi, in particolare, la legge delega del governo non porterebbe a un grande risultato. Anzi, sarebbe «irrilevante sulla strada dell’eliminazione delle emissioni di Co2 nell’atmosfera» e «in grado di incidere solo sul 20% del problema energetico». Un flop, dunque, senza appello perché stando allo scenario delineato dall’esecutivo il nucleare sarebbe in grado di coprire circa il dieci per cento del fabbisogno elettrico, che a sua volta rappresenta circa un quinto dei consumi energetici del Paese. «Nel 2024 i consumi finali di energia in Italia sono stati di circa 100 milioni di tonnellate di petrolio, equivalenti il 41%, è finito negli edifici, il 35% nei trasporti e il 21% nell’industria – ha spiegato il premio Nobel in audizione – Di questo, l’energia elettrica rappresenta solo il 22% del totale. Tutto il resto, quasi l’80% usa i combustibili fossili. Il nucleare produce esclusivamente energia elettrica e quindi stiamo discutendo di una tecnologia che al massimo potrebbe incidere per poco più di un quinto sul problema energetico totale». Al contrario, nel futuro baseremo il grosso della produzione elettrica sul solare. «L’Italia ha un’enorme capacità nel solare e nel geotermico. Non ha senso che la Germania punti sul solare e l’Italia sul nucleare», ha chiosato Parisi.
Parole che non sono piaciute al titolare dell’Ambiente che replica: «Un minimo di fondamento di matematica ce l’ho e pertanto due conti li so fare». Il punto, secondo il tenutario dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, non è concentrarsi solo sul nucleare ma «anche» sul nucleare. «Dobbiamo aumentare tanto le rinnovabili, perché abbiamo l’obiettivo di decarbonizzazione» ha spiegato all’agenzia Gea ricordando che si può aumentare anche l’eolico e il fotovoltaico, senza trascurare il rispetto dei territori «perché ad ogni eolico nascono tre comitati contro e anche ad ogni fotovoltaico». L’obiettivo, dunque, è quello di «tenere i piedi per terra». Per questo «il disegno del governo è quello di integrare con il nuovo nucleare, che peraltro è il percorso che stanno portando avanti quasi tutti i Paesi del mondo, non solo gli industrializzati”. Secondo il ministro Pichetto Fratin il nucleare, che dura 60 anni, è più economico del fotovoltaico, che ne dura 20 o 25. “Non devo vedere il costo attuale, devo vedere anche quello che è il vero costo – aggiunge – Ecco perché io ritengo che sia anche più conveniente». E, infine, conclude facendo riferimento allo sviluppo del nucleare negli altri paesi europei: «Vogliono proprio perderci i francesi nel venderlo a 70 euro al megawattora? Sono così matti da perderci? Gli spagnoli? Altrettanto».