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 2026  luglio 15 Mercoledì calendario

Procreazione assistita, sempre più donne congelano gli ovuli: +44% in un anno

Sempre più donne decidono di congelare gli ovociti per provare a fare un figlio più avanti, anche se non hanno patologie. Nel 2024 il numero di coloro che hanno scelto la cosiddetta criocoservazione ovocitaria è aumentato in maniera importante, del 44% per un totale di 1.200 procedure.
Il numero assoluto non è altissimo, ma la crescita segna una tendenza importante, per un’attività che nel nostro Paese è fornita privatamente. Ci sono alcune Regioni, come la Puglia e la Toscana, che prevedono un contributo per le donne che scelgono il social freezing, cioè appunto non sono malate (per motivi di salute la prestazione è a carico del sistema pubblico). I dati sono del Registro nazionale della procreazione medicalmente assistita dell’Istituto superiore di sanità, che li ha presentati oggi nel primo congresso di un’associazione legata a strutture private, Alfe, cioè Associazione italiana fertilità.
Quasi il 5% dei bambini nati grazie alla pma
Riguardo all’andamento della pma nel nostro Paese, sempre i nuovi dati dicono che nel 2024 sono nati grazie a tecniche di procreazione medicalmente assistita 17.660 bambini, cioè pochi di più rispetto all’anno precedente, quando erano stati 17.235. Visto però la tendenza al calo del numero totale delle nascite, il peso di quelle ottenute con la pma sale, dal 4,5 al 4,8% del totale. Sempre nel 2024 sono stati fatti 115.455 cicli, contro i 112.804 dell’anno precedente. L’Italia, inoltre, resta tra i Paesi europei con la più elevata percentuale di donne over 40 che accedono ai percorsi di pma.
Da Aife, la presidente Laura Rienzi, che è anche direttrice scientifica del gruppo privato Genera, con varie strutture in Italia, spiega che bisogna “spostare l’attenzione dalla sola gestione dell’infertilità conclamata alla tutela precoce della salute riproduttiva. La fertilità deve entrare stabilmente nelle politiche pubbliche. Informare prima, riconoscere tempestivamente i fattori di rischio e ridurre i ritardi nell’accesso alle cure significa offrire alle persone maggiori possibilità di scelta e permettere alla medicina della riproduzione di offrire risposte più tempestive e appropriate, senza presentarla come l’unica soluzione alla denatalità”.
L’associazione ha presentato un “Manifesto della fertilità 2030”. L’idea è di disegnare una strategia “che metta finalmente in rete prevenzione, diagnosi precoce, preservazione del potenziale riproduttivo e politiche di welfare. Il punto di partenza è un dato ormai strutturale: nel 2024 circa il 4,8% del totale, quasi uno su venti, sono nati grazie alla pma”. Si chiede quindi che la natalità diventi una priorità nazionale, investendo su famiglie, servizi e tutela della fertilità. Si fanno varie proposte.
Ad esempio per agire su cultura ed educazione, con programmi di alfabetizzazione sulla fertilità e campagne per promuovere una visione positiva della genitorialità. Si chiede di inserire nei Lea, livelli essenziali di assistenza, la tutela della fertilità permettendo un maggiore accesso alla procreazione medicalmente assistita, l’attenzione alla fertilità maschile e il sostegno alla ricerca. Si chiede di lavorare sul welfare aziendale, di fare politiche economiche che aiutino le famiglie e di creare un Osservatorio permanente sulla fertilità.