repubblica.it, 15 luglio 2026
La maledizione delle terze generazioni, il patrimonio non sopravvive agli eredi
Prima ci sono stati i I figli e, soprattutto, i nipoti del Commodoro Cornelius Vanderbilt. Poi gli sciagurati figli e i nipoti del magnate del petrolio J. Paul Getty. Arrivando ai casi italiani ecco i Gucci e i Rizzoli. La storia è ricca di figli e nipoti che hanno dilapidato i patrimoni di famiglia.
Secondo uno studio della società di consulenza patrimoniale Williams Group sulla “Maledizione della terza generazione” – ovvero la convinzione che il patrimonio familiare raramente sopravviva oltre la terza generazione – condotto su oltre 3.000 famiglie con grandi patrimoni mostra che circa circa il 70% della ricchezza viene disperso entro la seconda generazione e fino al 90% entro la terza. Ma attenzione. Questo non succede perché gli eredi sono degli scavezzacollo, ma perché, nella maggior parte dei casi, manca un metodo di gestione: aumentano le spese e le decisioni vengono prese seguendo l’emotività. Nei prossimi due o tre decenni in Italia potrebbero passare di mano tra i 2.300 e i 6.000 miliardi di euro, soprattutto sotto forma di immobili, partecipazioni societarie e attività finanziarie. Una stima che fotografa la portata del fenomeno e che si inserisce in quello che gli economisti definiscono il Great Wealth Transfer, il più grande passaggio generazionale di ricchezza della storia moderna.
La cosiddetta “maledizione della terza generazione” – la convinzione che il patrimonio familiare raramente sopravviva oltre la terza generazione – ha influenzato il modo in cui le famiglie benestanti gestiscono le eredità. Il punto non è demonizzare l’eredità, ma smettere di considerarla un punto di arrivo. Una casa o un portafoglio di investimenti senza la giusta preparazione rischiano di trasformarsi in un problema. Insomma, le famiglie non perdono il patrimonio perché scelgono l’investimento sbagliato. Lo perdono perché non hanno un sistema: spendono troppo, rischiano troppo, cambiano idea ogni volta che il mercato fa paura. Non è un problema di prodotti. È un problema di metodo.
I suggerimenti per salvare il patrimonio.
La prima regola è evitare decisioni affrettate. Secondo Marco Casario, investitore e divulgatore finanziario, le scelte prese nei mesi immediatamente successivi ai lutti sono spesso influenzate dall’emotività più che dalla razionalità. Un altro errore frequente è aumentare rapidamente il proprio tenore di vita, dando per scontato che il patrimonio continuerà a produrre gli stessi rendimenti nel tempo. “Le spese vanno calibrate su ciò che il capitale sostiene davvero, non su ciò che speriamo possa rendere. Il vero patrimonio che lasciamo ai nostri figli non è fatto solo di beni, ma anche di mentalità. Per questo consiglio a tutte le famiglie di organizzare almeno una volta all’anno una vera e propria riunione finanziaria. Non per parlare di testamenti, ma per condividere come è strutturato il patrimonio, dove si trovano i documenti più importanti, quali scelte sono state fatte e perché. La trasparenza e il dialogo oggi possono evitare molti errori domani”.
L’educazione finanziaria
Molti istituti finanziari, tra cui US Trust, sono ancora più espliciti: “Potreste pensare di incoraggiare l’impegno e la dedizione non rivelando la vostra ricchezza ai vostri figli, ma in realtà questo non fa altro che alimentare l’ignoranza. Se non avete mai parlato di soldi con i vostri figli, superate questa reticenza e date loro un corso intensivo di educazione finanziaria. Questo vale anche per i nipoti: se trasmettete loro nozioni di gestione finanziaria oculata, avrete garantito la prosperità familiare per altri 30 o 40 anni.
Se siete pronti per la vera trasparenza – suggerisce US Trust – fate un passo avanti e affrontate l’elefante nella stanza: il testamento. Genitori e nonni dovrebbero comunicare i dettagli e le motivazioni del loro testamento in un contesto di gruppo, con tutti i figli presenti, molto prima che il testamento venga letto.