repubblica.it, 15 luglio 2026
Massimo Cirri lascia Caterpillar dopo 30 anni
Massimo Cirri, dopo 30 anni dice addio a Caterpillar, la fortunata trasmissione che hai inventato e condotto su Radio 2?
“Sì, la mia stagione è conclusa. Da due mesi ho chiesto ai dirigenti della rete che cosa sarebbe successo a settembre, ho avuto blande rassicurazioni, ma non ci sono più le condizioni perché io prosegua, dopo che ci hanno spostato d’orario, mettendoci all’ora di cena, e dopo che hanno creato le condizioni perché la mia ‘socia’ Sara Zambotti andasse via dal programma, migrando su Radio 3. Lei è dipendente Rai e non può scegliere, a differenza di me, che chiudo i battenti”.
Quindi il programma – che ha inventato fra le mille altre cose anche l’iniziativa “Mi illumino di meno” – orfano di Zambotti non ripartirà?
“Sara Zambotti di fatto faceva la maggior parte del programma, dal punto di vista della produzione. È stato un bellissimo sodalizio fra di noi, ma Radio 2 le aveva veramente reso molto difficile la vita e quindi, per salvarsi, ha dovuto fare la scelta di spostarsi di rete. Questo decreta la fine del programma, almeno nella forma in cui lo facevamo noi, con me conduttore”.
Ma perché? Non può trovare un’altra co-conduttrice che la affianchi?
“Io ho una certa età, sarei nell’età della pensione, ma – a parte gli scherzi – non me la sento di cercare un’altra persona. Non è facile trovare quella giusta e creare una sintonia che permetta di ripartire. In ogni caso, la ragione è un’altra. Ed è politica”.
Cioé?
“Per andare avanti dovrei fare una continua mediazione con la dirigenza della rete, che sento fortemente ostile: mi accorgo che cercano di ostacolarmi nei fatti, anche se a parole, il dirigente Giovanni Aliprandi, mi ha detto che Caterpillar è il fiore all’occhiello della rete. Noi non siamo in sintonia con la linea politica ed editoriale di Radio 2, che, col nuovo corso della Rai, sta diventando una radio molto leggera, molto fluente, di intrattenimento”.
Perché dice questo?
“Insomma, basta considerare che ci hanno spostato dal prime time della sera per mettere al posto nostro una trasmissione condotta da Belen, contro la quale non ho nulla, sia inteso. Ma certo, fa un programma molto diverso da quello che gli ascoltatori erano abituati a sentire in quella fascia oraria. La linea oggi è filogovernativa e Caterpillar ha un’altra dimensione, altre caratteristiche”.
Ma c’è possibilità che “Caterpillar” torni su altri canali? Altre emittenti?
“Difficile. Non è che ci siano tantissime ‘radio di parola’, come le definisco io. Penso che una stagione sia finita. È durata 30 anni, è stato lungo e bello, intenso, abbiamo creato un programma che ha avuto decine di migliaia di ascoltatori, ha organizzato incontri, manifestazioni, ha dato voce a un certo modo di pensare, ha creato una comunità radiofonica molto forte. Oggi tutto questo non c’è più. Non perché il pubblico noi sia più, anzi io lo ringrazio per l’enorme sostegno e l’affetto che in queste ore ci sta sommergendo. Ma il mio Caterpillar finisce qui, poi il marchio è di proprietà della Rai, non so che cosa ne faranno”.
Dopo 30 anni.
“La mia modalità – che a me sembrava molto aderente al servizio pubblico – di fare comunità, di stringere legami di cittadinanza radiofonica non ha spazio di cittadinanza nella Rai dell’era Meloni. Io ero stato chiamato, con l’amico e collega Sergio Ferrentino, da Bruno Voglino che era stato con Angelo Guglielmo e Radio 3 il fautore di una stagione della Rai molto fertile. Ci aveva dato fiducia e carta bianca. Sono stati 30 anni bellissimi. Mi pagavano quella che per me era la ricreazione. Adesso tutto questo è finito. Lavorare nella Rai di Meloni è complicato, troppo complicato”.