la Repubblica, 15 luglio 2026
Botte a due ebrei con la kippah, indagato il trapper Sacky
Ore 22,50 del 1 marzo scorso, domenica. Due ragazzi argentini, diciannove e venti anni, arrivati a Milano per frequentare un seminario su insegnamenti e tradizioni ebraiche, escono da un supermercato a pochi passi da casa loro, nel quartiere ebraico. Vanno incontro al branco, anche se non lo sanno. Cinque, sei giovani dall’altro lato della strada – in quella che considerano la loro zona – notano le kippah che le vittime indossano. In un attimo diventano prede. È il leader del gruppo a dare il via: gli basta alzare un braccio e indicare i due. «Fuck Israel», il coro che si alza. Ma non finisce. Perché quando il più giovane si avvicina per chiedere spiegazioni viene centrato da un pugno che lo fa svenire e gli spacca il naso.
Ora quel “capo” e il complice che ha eseguito hanno un nome e un cognome. Quelli di Sami Abou El Hassan – la vera identità di Sacky, il trapper ventiquattrenne da ottocentomila ascoltatori mensili su Spotify – e del suo braccio destro Abdurahman Hamza, pugile per diletto e membro della crew del cantante, sempre al suo fianco in serate e concerti. Nelle scorse settimane Hamza è finito ai domiciliari con l’accusa di minacce e lesioni personali aggravate dai futili motivi e dalla finalità di discriminazione e odio religioso. Le stesse ipotesi di reato di cui ora risponde l’artista, a cui nei giorni scorsi è stato notificato l’avviso di chiusura indagini, che comprende anche un terzo giovane, accusato di omissione di soccorso per essere fuggito senza aiutare la vittima.
I tre sono stati identificati dai carabinieri del nucleo informativo di Milano, guidati dal colonnello Emanuele Leuzzi, che sono partiti proprio dal racconto del diciannovenne pestato: «I ragazzi hanno urlato più volte “Fuck Israel” con inequivocabili gesti di sfida e minaccia. Volevano irridere la nostra religione e discriminarci per tale motivo», aveva messo a verbale. Incrociando i suoi ricordi, le descrizioni fornite dall’amico e le immagini delle telecamere di zona, gli investigatori, coordinati dal pm Francesco Cajani, sono arrivati ad Hamza. Che aveva conservato una foto ricordo del sangue a terra di quella sera e che, secondo il Gip, ha agito «solo in spregio di chi manifestava l’appartenenza alla religione ebraica». Da lui i carabinieri sono poi arrivati al trapper, ora indagato, tra gli artistidel collettivo 7Zoo, che riunisce lui, Rondodasosa e Neima Ezza, tutti del quartiere popolare di San Siro. A Sacky – nell’aprile del 2021 ospitato a palazzo Marino dal sindaco Beppe Sala per parlare di un centro d’aggregazione da aprire nel quartiere – viene imputato di aver indicato le vittime appena uscite dal Carrefour, così da attirare l’attenzione degli altri su di loro, e di aver spinto il ferito per poi fuggire con il resto del gruppo. Una logica da branco non nuova per l’artista, che ha più volte mischiato musica e violenza. Nel 2020 era stato accusato di lesioni con il collega Neima Ezza, mentre poco dopo erano arrivate nuove accuse per un video armi in pugno con Baby Gang, l’artista con cui aveva condiviso la comunità dopo un arresto nel 2019. Quella volta, da minorenne, era finito dentro per una serie di rapine: allora, come oggi, con lui c’era il fidato Hamza.