la Repubblica, 15 luglio 2026
Report, la difesa della Rai sulle repliche: “Sospese per tutelare il brand del programma”
«Le repliche di Report sono state sospese per tutelare un brand che è fondamentale per l’azienda», dice l’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi. Il riferimento è a Report, con la difesa della scelta di interrompere la messa in onda delle repliche del programma. Secondo Rossi, «la decisione – le sue parole all’Adnkronos – è conseguenza da un lato dell’inchiesta giudiziaria, dall’altro anche della ferocia del dibattito mediatico che si sta alimentando e che sta un po’ lambendo anche il format stesso: l’impegno della Rai è stato quello di tutelarlo». L’ad tiene inoltre a chiarire che il provvedimento non riguarda episodi inediti, ma esclusivamente repliche già disponibili anche su Rai Play.
Il nodo della Vigilanza Rai
Nel corso dell’intervista, Rossi commenta anche la lettera con cui due giorni fa il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha sollecitato i presidenti di Camera e Senato a ricostituire rapidamente la commissione parlamentare di Vigilanza Rai, rimasta senza componenti dopo le dimissioni collettive dei giorni scorsi delle opposizioni. Ma anche a “vigilare” sulle fonti di Report. Per l’ad, «la lettera di Urso ha una sua totale legittimità perché il ministero è garante del rispetto del contratto di servizio. Si tratta di uno stimolo soprattutto agli organi politici perché venga ripristinato l’organo di vigilanza». E aggiunge: «L’assenza della commissione è un tema legato al ruolo politico di chi ha il compito di vigilare sul mantenimento del pluralismo».
L’indicazione di Urso sulla trasparenza del lavoro di Report potrebbe tradursi nell’apertura di un’indagine interna particolarmente delicata. Su questo aspetto prende posizione il presidente della Fnsi, Vittorio Di Trapani: «Il governo – accusa – vuole mettere le mani sulle fonti dei giornalisti Rai, ancora una volta in palese contrasto con l’European Media Freedom Act».
L’assemblea di redazione
Per Di Trapani la richiesta di Urso «è inquietante» perché cela «il desiderio di violare il diritto-dovere di garantire la riservatezza delle fonti». Va ricordato che lo stesso Urso due anni fa voleva togliere dal contratto di servizio con la Rai qualsiasi riferimento specifico e richiesta di tutela per il giornalismo di inchiesta. Il conto politico in sospeso con Report e con il conduttore Ranucci è dunque aperto da tempo. La redazione della trasmissione domani sarà in assemblea, poi partirà una campagna social per sostenere le repliche su Rai Play. «L’intera squadra, composta dagli inviati, redattori, produzione, montatori e filmmaker, è coesa, compatta e motivata a difendere Report centimetro per centimetro», si legge nell’ultimo documento della redazione. L’obiettivo della destra, con una manovra a tenaglia che sta tentando di approfittare degli ultimi sviluppi dell’attentato proprio ai danni di Ranucci, è quella non tanto di chiudere la trasmissione ma di cambiare conduttore (un nome che piace è ad esempio Federico Ruffo). Ranucci andrà in pensione fra due anni, di sicuro – considerato che resta vittima, fino a prova contraria, di un’autobomba – non ha alcuna intenzione di farsi da parte.