corriere.it, 15 luglio 2026
Mario Adinolfi condannato a risarcire 62.000 euro a un ricorrente
«I rendiconti di Scommesse Collettive devono ritenersi pura fantasia». E l’iniziativa ha millantato «l’elusione dal rischio». Sono alcuni dei passaggi della motivazioni con cui il Tribunale Civile ha condannato Mario Adinolfi, 55 anni, l’ex parlamentare ora gli arresti domiciliari con l’accusa di aver truffato decine di persone con la promessa di facili guadagni nelle scommesse sportive, a restituire 62.000 euro a un ricorrente. Il giudice non si è limitato a mero calcolo del dare e avere. Il Tribunale, infatti, ha anche condannato Adinolfi a un risarcimento morale di 10.000 euro da versare alla medesima persona che lo ha portato a processo. L’utilizzo dello schema è stato, per il giudice, «evidentemente fraudolento». Un insieme di tasselli, che, sommati uno con l’altro, hanno fatto concludere al giudice come «debbano essere svolte considerazioni sulla negligenza o sull’ingenuità del ricorrente». Adinolfi, per inciso, secondo il pm Maurizio Arcuri, avrebbe intascato quattro milioni e settecento mila euro attraverso questo sistema che la Procura giudica una truffa.
Nella ricostruzione il giudice ha valorizzato a sfavore di Adinolfi uno dei punti dell’accordo stretto tra il giornalista e il ricorrente. Quando infatti l’ex parlamentare ha affermato che Scomessa Collettiva è «un fecondo sistema di welfare», è allora che ha millantato. Come millanta quando sostiene che «scommessa collettiva si conferma come luogo di sicurezza». Il giudice ripercorre la vicenda, facendo un passo indietro di 19anni. È il 2007, lo scommettitore partecipa per la prima volta all’iniziativa di Adinolfi, difeso dagli avvocati Pablo De Luca e Riccardo Di Lorenzo. Il ricorrente conosce Adinolfi da tempo, si fida dell’allora giornalista, noto anche come pokerista. Dopo quella prima esperienza, però, sospende la partecipazione per un lungo periodo. Intanto Adinolfi promuove «Scommessa Collettiva» sulla pagina web «Il popolo della famiglia» dove promette fino al 40 percento di rendimento.
La richiesta di restituzione e il silenzio di Adinolfi
Le scommesse sportive dichiarava di effettuarle attraverso conti gioco autorizzate dall’Agenzia delle dogane. Il ricorrente – assistito dall’avvocato Stefano Brustia riprende a investire nel luglio del 2021. Nei quattro mesi successivi versa 95mila euro. L’impegno finanziario sembra tuttavia promettere ritorni convincenti. Gli vengono restituiti 34mila euro. Denaro che rappresenterebbe il rendimento dell’investimento. Poi nel 2024 il ricorrente chiede indietro l’intera somma, cioè i 96.000 euro. Adinolfi risponde in modo positivo, garantendo la restituzione in tre mesi. Alle rassicurazioni seguono le prime scuse di Adinolfi. Avanza procedure complesse da seguire, la necessità di riportare i soldi in Italia, essendo i conti all’estero, l’esigenza anche di nominare un avvocato per preparare la documentazione necessaria alla restituzione del denaro. Il ricorrente non protesta, non si lamenta, crede nelle rassicurazioni date dal giornalista, per altro ormai passato anche per il Parlamento. Adinolfi però scompare. Allora il ricorrente gli fa causa, anche convinto dalla visione dalla trasmissione «Le Iene». E ora ha vinto in primo grado.