Corriere della Sera, 15 luglio 2026
Più libri più liberi salva (quasi) tutti
«Adesso chiederemo a Più libri più liberi dei chiarimenti, vedremo con i nostri legali se ci sono gli estremi per un ricorso. Sono molto deluso, non me l’aspettavo, da sempre eravamo mal tollerati alla Fiera e ora ci hanno escluso con un pretesto, è molto grave quello che è successo...». Daniele Dell’Orco, 37 anni, fondatore a Tokyo del gruppo di ricerca Mishima 100 in onore del poeta-samurai, è l’editore di Idrovolante, la casa editrice esclusa ieri (insieme ad altre 33 su quasi 300) da Più libri più liberi,la grande fiera romana della piccola e media editoria che a dicembre festeggerà i suoi 25 anni di attività. Dell’Orco, però, è anche l’unico escluso tra i 7 editori che si rifiutarono di firmare il cosiddetto «patentino antifascista» richiesto per iscriversi. Ne scaturirono polemiche infinite. La premier Giorgia Meloni lo definì un atto di «censura».
E adesso perciò Dell’Orco non crede affatto che sia stato un caso: «Da Roma mi hanno inviato una email in cui accennano ad un problema di spazi – accusa —. Ma noi a Più libri più liberi partecipiamo dal 2017 e l’anno scorso eravamo in coabitazione con la casa editrice Eclettica, con cui quest’anno abbiamo ripresentato la domanda lo stesso giorno. Anche l’editore di Eclettica (Alessandro Amorese, deputato FdI, ndr) si rifiutò di firmare il patentino antifascista, ma lui è stato ammesso e io no. Forse è più importante di me...».
L’anno scorso Idrovolante fu coinvolta nel putiferio scoppiato intorno alla partecipazione della casa editrice di estrema destra Passaggio al bosco. Decine di editori minacciarono di lasciare gli stand, furono momenti drammatici: «Gli intellettuali di sinistra, da Zerocalcare a Emanuele Fiano, se la presero anche con noi, per i nostri cataloghi...», ricorda Dell’Orco. Lui rifiuta l’etichetta di «editore di destra» malgrado tra le ultime uscite ci siano un diario di Italo Balbo, il trasvolatore del Duce (Da Roma a Odessa) e una gigantesca monografia su Corneliu Codreanu, il leader ultranazionalista romeno, capitano della Guardia di Ferro.
Va detto che pure la casa editrice Passaggio al bosco,sfidando tutti, quest’anno ha ripresentato la domanda di partecipazione alla grande kermesse dicembrina sotto la Nuvola di Fuksas: «Non è stata ammessa – spiegano gli organizzatori anche con un certo sollievo – perché i termini erano ormai scaduti».
Francesco Polacchi, l’editore di Altaforte, la casa editrice dei fascisti di CasaPound, dice che loro invece non ci provano neanche più a presentare la domanda: «A Roma, per l’esultanza di Christian Raimo e del suo gramscismo, ci esclusero nel 2019 dopo la tempesta scoppiata al Salone di Torino per il libro Io sono Matteo Salvini di Chiara Giannini, l’avremmo dovuto presentare il giorno dopo ma ci arrivò una Pec a mezzanotte, io avevo già il furgone pronto, stracolmo di copie. M’indagarono per apologia...».
Nell’elenco degli ammessi quest’anno a Più libri più liberi in realtà ci sono altri editori di destra, da Manuel Grillo di Settecolori a Francesco Giubilei di Historica. E in quello degli esclusi compare pure la Gfe dell’ex senatore M5S Gianluca Ferrara.
«Anch’io mi son rifiutato di firmare il modulo con la dichiarazione di adesione ai valori costituzionali e dell’antifascismo – racconta Manuel Grillo —. Ricordo che cancellai quella frase e rimandai indietro il modulo con su scritto: “Aderisco a tutti i valori”. Ma attenti: non avrei mai firmato neppure una dichiarazione anticomunista o antisionista. Noi editori parliamo solo con i nostri libri: io pubblico Brasillach e Rebatet, icone della destra estrema, ma anche L’estetica della resistenza di Peter Weiss. Penso sia profondamente ingiusto procedere sempre con le etichette. Ma escludere Idrovolante, seppure per motivi di spazio, è stata una scelta sbagliata».
Insomma, altro che polemiche placate. Da qui a dicembre, anzi, troppe ne verranno. Un altro esempio? Avendo deciso gli organizzatori di «mettere al centro gli editori puri», ecco che ridisegnando gli spazi si sono accorti che troppi stand negli ultimi anni erano stati occupati dal puro merchandising, cioè venditori di tazze o t-shirt con su impresse le citazioni dei grandi scrittori o le cover per iPad illustrate con i richiami dei titoli dei libri. E allora zac, un taglio netto e via tutti o quasi.
Ma Annamaria Malato, la presidente di Più libri e più liberioggi vuole solo andare avanti: «Basta polemiche, basta veleni, noi vogliamo che sia una festa, che ci sia unità e non più divisioni – dice —. I miei amici più cari, quando la premier Meloni a giugno intervenne con durezza sul cosiddetto “patentino”, mi chiamarono entusiasti: “Tutta pubblicità”. E invece è stata dura. Io questa fiera la fondai, insieme ad altri, nel 2002. La gente intorno ci diceva: “Ma voi siete pazzi, non ce la farete mai”. E invece piano piano siamo cresciuti e soprattutto siamo stati un incubatore importante per tanti editori piccoli e medi. E voglio aggiungere un’ultima cosa: la frattura che c’è stata sul cosiddetto “patentino” diventerà occasione di dialogo a dicembre». Così, per avere maggiori dettagli chiediamo al capo dei curatori, lo scrittore Paolo Di Paolo, reduce da un’ulteriore notevole polemica, quella su Erri De Luca, lo scrittore escluso dal festival di Salerno (Di Paolo ne era il direttore artistico) per le dichiarazioni sul sionismo e il rifiuto di definire «genocidio» l’operazione israeliana a Gaza: «Una patata bollente dopo l’altra – sorride amaro Di Paolo —. Però sì: a dicembre vorremmo creare degli eventi larghi, trasversali, con gli editori e il pubblico, invitando i grandi intellettuali che ci hanno attaccato, penso a Massimo Cacciari, a Luciano Canfora, parlando insieme di libertà d’espressione e di antifascismo. E del perché, specie di quest’ultima parola, non riusciamo a fare ancora un uso sereno dopo 80 anni di democrazia. Senza più ansie, reticenze, sospetti».