Corriere della Sera, 15 luglio 2026
Stazi al timone della Consob, il giurista cresciuto all’Antitrust
Il suo maestro indiscusso è stato il liberale liberista Franco Romani. Un accademico, che nelle affollate aule di giurisprudenza della Sapienza degli anni ’70, teneva le lezioni seduto sulla cattedra con le gambe incrociate. «Non usava i libri di testo, ricorreva soltanto alle dispense e aveva consuetudine con i migliori economisti e accademici liberal dell’epoca», a raccontarlo in una recente intervista è stato Guido Stazi, designato dal Consiglio dei ministri di ieri sera alla guida della Consob. Il governo dopo tre mesi di stallo ha, dunque, scelto il nuovo presidente dell’Authority che vigila sui mercati finanziari.
La formazione di Stazi, romano classe 1957, è connotata dalla matrice liberale del pensiero di Romani, del quale è stato prima allievo e, poi, assistente, ma nel suo percorso ci sono altri tre mentori che ne hanno stimolato il percorso intellettuale e culturale: sono, come lui, tutti giuristi, Natalino Irti, Giuseppe Tesauro e Antonio Catricalà. Con questi ultimi due Stazi ha anche lavorato nell’epoca che li ha visti al vertice dell’Antitrust.
Non a caso, all’indomani della loro scomparsa è intervenuto sulle pagine di Milano Finanza con un ricordo per tratteggiarne il corredo giuridico e la radicata cultura istituzionale. «In memoria di Tesauro, protagonista della costruzione dell’Antitrust europeo» è l’articolo dedicato al giurista napoletano che ha guidato il Garante della concorrenza dal 1998 al 2005, mentre «Catricalà o l’eccellenza nel governo delle istituzioni» è il suo ricordo del presidente dell’Antitrust nel periodo dal 2005 al 2011. Stazi, attuale segretario generale del Garante della concorrenza, è, insomma, un tecnico e l’avvio della procedura di nomina delle ultime ore sancisce il superamento del braccio di ferro politico nella coalizione di maggioranza. In particolare, tra Lega e Forza Italia, dopo lo stop imposto dal ministro degli Esteri e vicepremier, Antonio Tajani, alla candidatura del deputato e sottosegretario leghista Federico Freni. Il profilo di Stazi è quello di un «tecnocrate» che conosce meccanismi, trappole e dinamiche operative delle authority italiane, dopo avere trascorso trent’anni di carriera ricoprendo molteplici ruoli all’Antitrust, all’Autorità di garanzia nelle comunicazioni, oltre che nella stessa Consob, dove nel 2013 è stato voluto dall’allora presidente Giuseppe Vegas per l’incarico di segretario generale. La prima stagione di Stazi in Consob è durata quattro anni, contrassegnata anche da qualche polemica per l’assunzione per chiamata diretta da parte di Vegas. Nel 2017 Stazi si è trasferito all’Antitrust come responsabile del Comitato valutazioni economiche, per poi ricoprire dal 2022 il ruolo di segretario generale. Al Garante della concorrenza, del resto, ha svolto larga parte della carriera a partire dal 1997, trascorrendo un triennio alla Direzione istruttoria finanza assicurazioni. Negli anni successivi, sempre sotto la presidenza Tesauro, arriva lo scatto di carriera con la guida della Direzione istruttoria industria. Il 2005 segna per Stazi un ulteriore avanzamento con il passaggio all’Autorità delle comunicazioni, dove il presidente Antonio Calabrò lo sceglie come capo di gabinetto.
In quella stagione il garante delle Tlc aveva gli uffici vicino a Fontana di Trevi, all’epoca molto meno affollata di turisti, tanto che era frequente incontrare Stazi in compagnia di colleghi nelle trattorie nei pressi della monumentale fontana commissionata da Papa Clemente XII. La nuova destinazione di Stazi è ora la Consob che a Roma si trova a pochi passi da Piazza Verdi, dove ha sede anche l’Antitrust. Un trasloco agevole a dispetto del laborioso e controverso iter politico che ha richiesto mesi di trattative, proprio come quello per il nuovo vertice dell’Antitrust tuttora vacante.