Corriere della Sera, 15 luglio 2026
Reggio Calabria, gli affari delle cosche negli appalti. 79 arresti
A 24 ore dal blitz di benvenuto alla premier a Palermo – l’arresto di 22 appartenenti alla cosiddetta «banda del kalashnikov» – ieri, in un’altra provincia del sud afflitta dalla criminalità organizzata, sono scattate 79 misure cautelari nei confronti di altrettante persone legate alla ‘ndrangheta. Infatti Giorgia Meloni ha subito commentato soddisfatta: «È un colpo durissimo alle cosche». L’operazione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria, ha visto entrare in azione all’alba di ieri 500 uomini fra poliziotti e carabinieri. Le misure cautelari hanno colpito esponenti delle cosche più attive in città, quelle storiche dei De Stefano, Tegano e Condello. In 73 sono finiti in carcere, altri 6 ai domiciliari. I reati contestati, a vario titolo, sono l’associazione mafiosa, quella per delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, l’estorsione, la rapina e il porto e alla detenzione illegale di armi da fuoco. Queste cosche, secondo la Dda reggina, negli ultimi anni avevano fatto un salto di qualità, entrando nel mondo degli appalti relativi alla manutenzione e alla pulizia dei treni e degli impianti industriali del polo ferroviario di Reggio. Ma il salto di qualità sta anche nella «struttura» che avrebbe gestito questi affari: una «architettura federativa», scrive il gip Andrea Iacovelli. Una ’ndrangheta che, dunque, avrebbe superato le antiche divisioni per amministrare i principali affari illeciti attraverso regole condivise e una precisa spartizione delle competenze. Una holding criminale, nella quale le storiche famiglie reggine conserverebbero la propria identità e il controllo dei rispettivi territori, spartendosi il ricavato degli affari più grossi.