Corriere della Sera, 15 luglio 2026
Report, i sospetti del centrodestra: centrali di spionaggio dietro le puntate
Equalize, Squadra Fiore, Striano. Le squadre di «spioni» finite sotto inchiesta per aver passato informazioni riservate (anche) ai giornalisti sono la «magnifica ossessione» di parte del centrodestra. Che da mesi, in concomitanza con la messa in onda delle inchieste di Report, insinuano il sospetto che queste bande gli forniscano dossier per screditare chi governa.
Su Report fu lapidario il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari che, intervistato dal Corriere, replicando alle accuse di Ranucci di aver ordinato ai servizi di spiarlo, fatte davanti al Parlamento Ue, e ancor di più alle insinuazioni circa un ruolo del governo nell’attentato contro di lui, disse: «La “macchina del fango” non ha niente a che fare con il giornalismo di qualità ed è un metodo che noi abbiamo sempre contestato».
E ora che l’inchiesta sulla bomba a Ranucci ha portato alla luce i suoi rapporti con il faccendiere Valter Lavitola, l’occasione di mettere il naso nelle carte di Report viene servita loro su un piatto d’argento. Non se l’è fatta sfuggire il ministro delle Imprese, Adolfo Urso che, da garante del contratto di servizio Rai, ha scritto all’amministratore delegato Giampaolo Rossi, chiedendo sostanzialmente di verificare le fonti di Report.
Nella lettera si parla della necessità di «azioni preventive» mirate ad «assicurare la vigilanza e il monitoraggio qualitativo» dell’informazione. E si suggerisce di programmare «check, sia pure saltuari, sulla veridicità delle fonti utilizzate, o sulla qualità e affidabilità deontologica dei consulenti della trasmissione, sulla natura dei rapporti tra gli autori e i protagonisti della trasmissione e tali consulenti».
Quali conseguenze possa avere questo svelamento delle fonti lo ha dimostrato lo stesso Urso, che ieri ha denunciato Lavitola per «i suoi rapporti con la redazione di Report». Il riferimento è all’intervista fatta da Report nel 2023, in cui Gioele Magaldi, Gran Maestro del Grande Oriente Democratico, accusava Urso di aderire alla massoneria internazionale. Accusa smentita e mai provata su cui Urso ha ricevuto le scuse del programma. «Ora – scrive il ministro – emerge che Lavitola – che, come affermato dallo stesso Magaldi, apparterrebbe alla sua stessa loggia massonica – sarebbe da tempo consulente di Report». Ergo, ne deduce Urso, Lavitola avrebbe ispirato l’inchiesta.
Allo stesso modo sono tante le puntate di Report dietro le quali il centrodestra intravede l’ombra di dossieraggi illeciti di centrali di spionaggio. Tra queste spicca Equalize, la centrale milanese, guidata dall’ex poliziotto Carmine Gallo e dall’hacker Samuele Calamucci, che avrebbe spiato illegalmente politici, vip e grandi aziende. In parallelo operava a Roma la Squadra Fiore, in parte legata ad ambienti dei servizi segreti, che faceva pressioni su importanti imprenditori. Tra i due team l’elemento di congiunzione sarebbe stato Calamucci, lo stesso che, intercettato avrebbe detto di aver collaborato con l’inviato di Report, Giorgio Mottola, smentito da questi e da Ranucci. Che hanno negato scambi ma non i contatti. E poi c’è l’inchiesta avviata dalla denuncia del ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha incastrato Pasquale Striano, ex ufficiale della Guardia di Finanza, accusato di accessi abusivi alle banche dati su quasi tutti i ministri del governo ma anche su qualche membro dell’opposizione.
«Il ministro Urso – denunciano gli ex esponenti M5S in Vigilanza – sta esortando la Rai a calpestare la libertà di stampa tutelata da norme e principi nazionali ed europei. Non può passare sotto silenzio». Concorda Angelo Bonelli (Avs): «La richiesta del ministro – dice – è un fatto gravissimo e un attacco diretto alla libertà d’informazione».