Corriere della Sera, 15 luglio 2026
A Parigi la parata dell’unità europea
L’ultima parata militare di Emmanuel Macron da presidente della Repubblica e da capo delle forze armate si è svolta tra grandi misure di sicurezza, compreso un QR-code da scaricare sui telefonini dei cittadini che desideravano assistere. Questo non li ha scoraggiati, e circa cinquantamila persone (compresi non pochi turisti) si sono accalcate lungo i due chilometri degli Champs Élysées, l’autoproclamata «avenue più bella del mondo», per applaudire la sfilata del «risveglio strategico europeo», come l’ha voluta definire Macron.
È stato un 14 luglio diverso dagli altri, per molte ragioni. Dieci anni esatti dall’attentato islamista di Nizza con i suoi 86 morti, ricordato dal presidente italiano Sergio Mattarella che era presente alla parata di Parigi assieme agli altri capi di Stato e di governo (dall’ucraino Zelensky al britannico Starmer al tedesco Merz), e che ha espresso «i sentimenti di partecipazione al dolore delle famiglie delle vittime (...), un’azione tanto più grave perché vilmente intesa a ferire i valori della Repubblica francese, nella ricorrenza della festa nazionale». Ieri sera, prima del fischio di inizio della semifinale dei mondiali Francia-Spagna, è stato osservato un minuto di silenzio in ricordo di quella tragedia.
Ma è stata una festa nazionale diversa anche perché Macron ha cercato di darle un carattere mai così europeista, facendo aprire la sfilata da un piccolo contingente di 25 soldati ucraini, applauditissimi, parte del più ampio gruppo – circa 500 – di soldati europei (italiani compresi) e di altri Paesi che condividono i nostri valori, come il Canada, parte della Coalizione dei volenterosi. Un’esibizione di forza e compattezza destinata a rassicurare i cittadini europei, e magari a infastidire il presidente russo Vladimir Putin, che lo scorso 9 maggio è stato costretto invece a una parata militare in formato ridotto, ossessionato dai rischi per la sua incolumità personale in una Mosca ormai raggiunta dai droni ucraini.
In totale hanno sfilato 6.686 militari a piedi, 315 veicoli di cui 98 moto, 98 aeroplani, 31 elicotteri e 193 cavalli della Guardia repubblicana. La cerimonia si è conclusa ovviamente con la Marsigliese, a 237 anni dalla presa della Bastiglia nella rivoluzione.
«Sono fiero della presenza dei soldati ucraini, è un segno di fratellanza, coraggio e destino condiviso», ha detto Macron, che ha ricordato come «gli europei e i volenterosi sono impegnati tutti insieme al fianco del popolo ucraino». La presenza sugli Champs Élysées dei soldati e dei leader dei volenterosi è arrivata il giorno dopo una nuova riunione, la sedicesima, della coalizione lanciata nel febbraio 2025 dallo stesso Macron e dal premier britannico Keir Starmer, ormai dimissionario (e insignito dal presidente francese della Legion d’Onore). I detrattori la chiamano la «coalizione dei meeting», perché i leader si riuniscono molto, in effetti, e alcuni di loro (non l’Italia) ipotizzano anche l’invio di truppe sul suolo ucraino «ma solo una volta finiti i combattimenti», in vista di un cessate il fuoco che non è mai arrivato e sembra semmai allontanarsi. Ma è anche vero che due giorni fa sempre a Parigi dieci Paesi europei, tra i quali l’Italia, hanno dato vita a una nuova coalizione anti-balistica per dare all’Ucraina e all’Europa uno scudo che la protegga dai missili russi. «Ci vorrà tempo, e adesso non lo abbiamo», ha detto ieri a Politico il capo delle forze aeree della Germania, Holger Neumann, dicendosi convinto che per almeno due anni dovremo ancora affidarci alle armi e ai sistemi militari già in uso nella Nato, quindi sostanzialmente all’America.
La visione europeista di Macron, dopo 10 anni, sembra farsi più strada che in passato. Con l’incognita di quel che accadrà alla Francia, e all’Ue, quando il 14 luglio prossimo a scendere gli Champs Élysées sull’auto scoperta potrebbero essere Marine Le Pen o Jean-Luc Mélenchon.