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 2026  luglio 15 Mercoledì calendario

Le opposizioni occupano l’Aula: «È un fallimento, adesso le urne»

Nel centrosinistra avevano qualche sentore di quello che sarebbe accaduto. Era giunta l’eco del disagio della Lega e di parte di Forza Italia rispetto all’emendamento sulle preferenze. E quando il governo va sotto l’entusiamo nei banchi dell’opposizione è incontenibile. Braccia alzate, sorrisi e un grido che accomuna tutto il campo largo: «Dimissioni! Elezioni!». Nella notte poi le opposizioni occupano l’aula e la seduta viene sospesa.
Subito dopo la bocciatura dell’emendamento sulle preferenze in aula parlano tutti i leader del centrosinistra versione ampia. E tutti chiedono alla presidente del Consiglio di salire al Quirinale e aprire la crisi. Ultimativa, Elly Schlein: «Questo è stato un voto contro l’arroganza di Meloni. Prendete atto del vostro fallimento e andate a casa». E Giuseppe Conte, sulla stessa lunghezza d’onda: «Avete sfiduciato la presidente del Consiglio. Ora aprite una crisi di governo e andate a casa perché tocca a noi». «Non avete più i numeri – insiste Riccardo Magi – e questa è la sanzione del Parlamento verso la prepotenza del governo. Meloni vada al Quirinale». Ironico Angelo Bonelli: «È mancato il voto di Meloni», dice il leader di Avs riferendosi al fatto che il governo è andato sotto per un solo voto. Secondo le regole della democrazia la presidente Meloni deve andare al Quirinale e rassegnare le dimissioni», afferma Maria Elena Boschi.
Da fuori arrivano le dichiarazioni di Matteo Renzi e Carlo Calenda. Il leader di Italia viva propone di «votare a settembre, come è già successo quattro anni fa». «E vediamo – aggiunge – chi ha davvero paura del voto degli italiani». Di tutt’altro tenore il commento di Calenda. «Mentre sono in corso due guerre, la politica italiana si occupa di legge elettorale, con la maggioranza che va sotto e il campo largo senza leader e linea politica che strilla scompostamente elezioni. È l’immagine plastica di un’Italia allo sbando».
Ma a eccezione del leader di Azione, l’opposizione festeggia. Prima in aula. Poi nei corridoi della Camera dei deputati. Persino il solitamente moderato Lorenzo Guerini non trattiene un sorriso: «La premier ha gettato il guanto di sfida e ha perso, tradita da una parte della sua maggioranza. E questo ha un significato politico». La seduta va verso la sospensione e i leader del centrosinistra sciamano in piazza Montecitorio dove Magi aveva organizzato già da qualche giorno un flash mob contro la riforma elettorale. Attorno a loro qualche bandiera di Rifondazione comunista alla quale non dispiacerebbe entrare in questo centrosinistra. «Meloni è la perdente, se ha un minimo di dignità e senso dell’onore va dal presidente Mattarella a informarlo e apre una crisi di governo», dice Conte. E aggiunge: «Se fosse passato l’emendamento avremmo avuto l’80-90 per cento del Parlamento precostituito dalle segreterie di partito». «È un voto di sfiducia – dice Elly Schlein – oggi è venuta giù la maggioranza». Ma alla segretaria del Pd preme soprattutto sottolineare il dato politico di quello che è successo. «Oggi abbiamo visto la maggioranza spaccarsi e il governo andare sotto con le opposizioni unite, a differenza loro che si sono trovati divisi». La leader «testardamente unitaria» non poteva non rilevare questo dato. Poco più in là Nicola Fratoianni esulta: «Hanno perso clamorosamente, una vera batosta». E in quella piazza si riaffaccia l’ipotesi di una nuova manifestazione...