La Stampa, 14 luglio 2026
Pesce, turisti e il patriarca Kirill depotenziano le sanzioni alla Russia
«Non sapevo che il pesce fosse un tema così geopolitico, capace di ostacolare tutti i processi importanti…». Al termine della riunione del Consiglio Affari Esteri, l’Alta Rappresentante per la politica estera Ue, Kaja Kallas, è stata costretta ad allargare le braccia: non c’è ancora un’intesa sul ventunesimo pacchetto di sanzioni alla Russia. Ma il tempo stringe e il via libera dovrà arrivare entro domani, altrimenti il tetto al prezzo del petrolio di Mosca salirà a quota 65 dollari al barile, dagli attuali 45 (il ventunesimo pacchetto punta infatti a congelare il tetto a questo livello per limitare i profitti di Mosca).
L’obiettivo, quindi, è chiudere l’intesa al più presto, anche se questo porterà a depotenziare notevolmente il pacchetto di misure inizialmente proposte dalla Commissione europea: il divieto d’ingresso per gli ex militari russi verrà annacquato, il patriarca della Chiesa Ortodossa russa, Kirill, non verrà inserito nella lista degli individui soggetti a sanzioni e il divieto di importare pesce dalla Russia sparirà.
Nel corso dell’esame delle sanzioni, alcuni governi – soprattutto quelli di Lisbona e Berlino – si sono opposti in particolare alla proposta di bloccare le importazioni di merluzzo (molto consumato in Portogallo) e del pollock d’Alaska congelato, che l’industria alimentare tedesca utilizza per produrre i bastoncini di pesce. Visto che le resistenze sono parse insormontabili, la messa al bando del pesce russo è stata depennata dal pacchetto di sanzioni.
Il piano per inserire Kirill nella lista dei sanzionati aveva dovuto fare sin da subito i conti con il veto della Bulgaria, la cui popolazione è a maggioranza ortodossa. Anche l’Italia aveva espresso una riserva, con una mossa che secondo fonti diplomatiche europee era stata ispirata dal Vaticano. Sofia si è anche opposta all’inserimento nella black list di Vagit Alekperov, presidente del colosso petrolifero russo Lukoil. In questo caso, la motivazione è legata al fatto che questo avrebbe compromesso il funzionamento della “Lukoil Neftochim”, unica raffineria bulgara che si trova nella città di Burgas, sulle rive del Mar Nero.
Per quanto riguarda il divieto d’ingresso per gli ex combattenti russi, l’idea iniziale era di introdurre una messa al bando dei visti per i cittadini russi che avevano prestato servizio nelle forze armate dall’inizio dell’invasione in Ucraina. Anche per chi aveva avuto soltanto ruoli amministrativi o logistici. Poi però sono stati introdotti dei correttivi, limitando il divieto soltanto a chi ha effettivamente combattuto. Francia e Italia, ma anche Grecia e Spagna, tutte destinazioni turistiche, avevano contestato la misura, sostenendo che avrebbe comportato oneri e responsabilità eccessivi per gli uffici doganali, costretti a verificare il background di ogni singolo cittadino. Possibile un ulteriore depotenziamento del divieto, in modo da lasciare maggiore autonomia agli Stati membri.
La Grecia, sostenuta da Cipro e Malta, ha invece contestato altri elementi del pacchetto, in particolare quelli che hanno un impatto sul settore del trasporto marittimo. La Commissione aveva proposto di vietare la rivendita alla Russia delle navi adibite al trasporto di gas naturale liquefatto, al pari di quanto succede con le petroliere. Ma anche su questo punto potrebbero esserci delle modifiche sostanziali.