La Stampa, 14 luglio 2026
Semestre di Medicina, via alle iscrizioni
Dopo la valanga di bocciature per l’ammissione al semestre propedeutico alla Facoltà di medicina dello scorso anno, che aveva costretto al ripescaggio anche di chi aveva superato una sola prova delle tre di Chimica, Fisica e Biologia, il ministero dell’Università corre ai ripari. E lo fa da un lato confermando che in graduatoria finiranno anche gli studenti che la sufficienza l’avranno strappata soltanto in una materia, dall’altro considerando solo il punteggio migliore ottenuto negli appelli e concedendo un po’ più di tempo per sostenere gli esami, che lo scorso anno, susseguendosi uno dietro l’altro, avevano mandato in crisi più di un candidato.
Con il decreto firmato dalla ministra Anna Maria Bernini prende infatti forma il secondo anno del cosiddetto “semestre aperto”, il nuovo sistema che ha sostituito il tradizionale test d’ingresso per Medicina, Odontoiatria e Veterinaria. Da oggi e fino al 3 agosto gli aspiranti camici bianchi potranno iscriversi sul portale Universitaly, mentre il contributo forfettario di 250 euro dovrà essere versato entro il 5 agosto. Le lezioni prenderanno il via il primo settembre e si concluderanno non oltre dieci giorni prima del primo appello, fissato per il 10 dicembre. Il secondo si terrà invece l’11 gennaio. Un calendario più disteso rispetto all’esordio dello scorso anno, quando i tempi particolarmente compressi erano finiti nel mirino degli studenti.
Il Ministero conferma dunque l’impianto della riforma, che prevede un accesso libero ai corsi universitari seguito da una selezione basata sugli esami di Fisica, Chimica e Propedeutica biochimica e Biologia. Ma introduce alcuni correttivi maturati proprio alla luce delle criticità emerse durante la prima sperimentazione.
Il cambiamento più significativo riguarda le prove. Ogni esame durerà 50 minuti, cinque in più rispetto allo scorso anno, mentre tra una prova e l’altra la pausa salirà da 15 a 30 minuti. Una modifica apparentemente marginale, ma pensata per ridurre la pressione psicologica sui candidati.
Resta invariata la struttura degli esami, con 31 quesiti complessivi, ma cambia la loro composizione: le domande a completamento scendono da 15 a 10, mentre quelle a risposta multipla salgono da 16 a 21. Ogni risposta corretta vale un punto, quelle sbagliate comportano una penalizzazione di 0,1 punti, mentre le risposte omesse non attribuiscono alcun punteggio. La valutazione massima resta pari a 30 e lode.
Anche il sistema della graduatoria viene affinato. Rimarrà articolata in tre fasce: nella prima entreranno gli studenti che avranno superato tutti e tre gli esami, nella seconda quelli promossi in due materie e nella terza chi avrà ottenuto almeno un 18 in una sola prova. All’interno di ciascuna sezione conterà naturalmente il punteggio complessivo conseguito. Una scelta che conferma l’impostazione già adottata un anno fa, quando l’elevato numero di insufficienze aveva reso necessario scorrere la graduatoria fino ai candidati che avevano superato soltanto uno dei tre esami pur di coprire tutti i posti disponibili.
Un’altra novità riguarda il calcolo del punteggio utile. Per ciascuna materia sarà infatti preso automaticamente in considerazione il migliore dei due risultati ottenuti nei diversi appelli, purché almeno pari a 18. Una misura che punta a valorizzare la preparazione effettiva degli studenti e a limitare il peso di una singola prova andata male. Resta confermata la possibilità, per chi entrerà in posizione utile pur non avendo superato tutti gli esami, di recuperare i crediti formativi mancanti nell’università di assegnazione prima dell’immatricolazione definitiva al secondo semestre.
Per accompagnare gli studenti nella preparazione, il Ministero punta anche sulla piattaforma gratuita realizzata dalla Conferenza dei Rettori insieme al Consorzio Cisia, che mette a disposizione esercitazioni, materiali didattici e simulazioni delle prove. L’obiettivo è ridurre le differenze tra chi può permettersi costosi corsi privati e chi invece si prepara autonomamente. Per il Mur la filosofia della riforma resta quella di sostituire il vecchio quiz d’ingresso con una selezione costruita sul merito. Ma restano le difficoltà, riscontrate già lo scorso anno dagli Atenei a reggere l’assalto di oltre 22.000 aspiranti medici, che avevano costretto a ricorrere spesso e volentieri alla didattica a distanza. Che non è il massimo per la formazione di chi punta a indossare il camice bianco al quale affidiamo la nostra salute.