repubblica.it, 14 luglio 2026
Fabrizio Corona patteggia per bancarotta e risarcisce
Altri guai giudiziari per Fabrizio Corona, ma stavolta l’ex agente fotografico sceglie la strada dell’accordo, quindi patteggia e risarcisce. È il caso dell’accusa di bancarotta fraudolenta che riguardava una sua ex società, la Fenice srl, e, in particolare, la sua vecchia casa di via De Cristoforis, nel pieno della movida milanese di corso Como. La sua difesa, con il suo storico avvocato Ivano Chiesa, nei giorni scorsi aveva avanzato l’istanza di patteggiamento con il placet della procura milanese e oggi è stato accolto dalla seconda sezione penale di Milano, di cui è presidente del collegio Nicola Clivio. Il patteggiamento deciso di 10 mesi è stato convertito in una pena pecuniaria.
Stando alle indagini condotte dal pm Luigi Luzi, la casa di Corona, valutata circa 2,5 milioni di euro, sarebbe stata intestata “fittiziamente” dall’ex agente fotografico a un collaboratore. Uno stratagemma, per l’accusa, per distrarla dal patrimonio della società, poi fallita. Ma la difesa di Corona si è sempre opposta a questa ricostruzione degli inquirenti. Come ha ricordato il difensore Chiesa, quell’appartamento gli venne confiscato nel 2018 dalla Sezione misure di prevenzione nell’ambito della nota vicenda dei contanti, circa 2,6 milioni di euro, che gli furono trovati nel controsoffitto. Un caso da cui Corona venne assolto in relazione all’accusa principale di intestazione fittizia di beni e 1,9 milioni di euro gli furono restituiti. Per la difesa, dunque, si tratterebbe semmai di una sorta di “bancarotta risarcita”: per Corona sarebbe stato impossibile far rientrare quel bene nella società fallita, anche perché la casa era stata confiscata «ed era già andata allo Stato». «Noi non abbiamo debiti con nessuno, non abbiamo mai rubato niente a nessuno, anzi avevamo crediti che non ci sono stati pagati», era stata la difesa in questi mesi, sempre a tutto tondo, di Corona in un’udienza del processo. Poi, ha optato invece per la strada del patteggiamento. E l’accordo per una pena più lieve, dato che il pm avrebbe riconosciuto il vincolo della continuazione fra l’ultimo episodio contestato al 52enne e la bancarotta risalente a oltre 15 anni fa. L’ex agente fotografico, infatti, aveva già versato circa 40mila euro di risarcimento all’Agenzia delle Entrate.
Nel processo è stata coinvolta, da imputata, anche la madre dell’ex fotografo dei vip, Gabriella Privitera, difesa dalla legale Cristina Morrone. Nel rito abbreviato, sempre davanti alla seconda penale, lo stesso pm Luzi ha chiesto per lei l’assoluzione perché, ha spiegato, era «inconsapevole» di essere l’amministratrice della società del figlio. «Era una madre all’oscuro di quello che il figlio poteva fare o non fare – ha affermato l’avvocata Morrone – e che ha sempre visto il figlio lavorare, un figlio che gli ha chiesto di mettere delle firme e lei lo ha fatto. C’è assenza di dolo da parte sua». La sentenza per lei è fissata per il prossimo 15 settembre.