repubblica.it, 14 luglio 2026
Esplosione di ebola in Congo. Ma gli operatori sanitari scioperano
L’epidemia di malattia da virus Ebola, dichiarata ufficialmente il 15 maggio nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), si sta diffondendo più rapidamente di qualsiasi altra precedente, fanno sapere le autorità dell’agenzia sanitaria dell’Unione africana. In questi due mesi chi lavorava nei centri per il trattamento della malattia ha rischiato la vita ogni giorno, ma non ha mai ricevuto un soldo. Per questo ieri decine di membri del personale del Rwampara General Hospital nell’Ituri, una delle province più colpite dall’epidemia, hanno annunciato uno sciopero. Non solo gli operatori sanitari e gli epidemiologi, ma anche autisti e becchini hanno bloccato la strada che fa accedere all’ospedale.
"Non capiamo come sia possibile non essere stati pagati per due mesi, ma non vogliamo rinunciare al lavoro” dice Bahati Claude, un operatore del centro in sciopero. Oltre ai salari non ricevuti, denunciano attrezzature limitate e strutture arrivate ai limiti della capacità. In queste condizioni, devono affrontare un’epidemia che ha già fatto almeno 702 morti su un totale di 1926 casi confermati.
Il governo congolese ha giustificato il ritardo dicendo che al libro paga sono state aggiunte persone che non sono realmente impegnate nell’emergenza ed è in corso la verifica dell’elenco. “Dobbiamo garantire che questi pagamenti arrivino alle persone giuste – ha spiegato la scorsa settimana il ministro della Salute Roger Kamba, in visita nell’Ituri – Abbiamo dovuto affrontare alcune difficoltà e abbiamo ricevuto reclami di persone che sostengono di non essere pagate nonostante stiano lavorando. Abbiamo i mezzi per risolvere la questione”.
Ma l’emergenza sanitaria non è l’unico problema in Ituri. La provincia nel nord-est del Paese è schiacciata tra l’Ebola e il conflitto armato in corso tra le forze governative e i ribelli di etnia tutsi. La guerra ha creato più di centomila nuovi sfollati, rende difficile l’accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici, in alcuni casi ha portato al danneggiamento o alla distruzione delle poche strutture sanitarie: così la diffusione del virus ha vita facile. A questo quadro desolato si aggiunge una popolazione scettica, che crede che l’Ebola sia una truffa usata dal governo per arricchirsi, per via dei numerosi casi di corruzione durante le precedenti epidemie. A maggio una folla inferocita ha dato alle fiamme il reparto di isolamento di un ospedale in cerca del corpo di una presunta vittima dell’Ebola. “Credevano che volessimo uccidere i pazienti, non salvarli” ha raccontato il direttore dell’ospedale, Isaac Mugenyi.
La nuova epidemia è causata da una variante molto meno frequente e conosciuta della malattia, il virus Bundibugyo, per cui non sono ancora stati sviluppati né un vaccino né una terapia specifica. Sono almeno cinque le province colpite: l’Ituri è il cuore del contagio, ma è anche una regione mineraria dove c’è un grande traffico di materiali, e quindi di persone. Sono comparsi i primi casi anche nella città di Goma, una delle roccaforti controllate interamente dalle milizie ribelli del movimento M23 che, secondo il governo congolese, non è in grado di gestire i focolai. In realtà sembra che l’M23 abbia imposto rigide norme per contenere il contagio e abbia persino fatto uno spot che incoraggia a lavarsi frequentemente le mani, ma sono stati accusati di farlo solo per raccogliere fondi per le proprie operazioni. In guerra la verità è la prima vittima, nelle epidemie pure.