repubblica.it, 14 luglio 2026
Oscurati migliaia di siti illegali con Wimbledon
Jannik Sinner si impone sul campo. Lo scudo anti-pirateria prova a vincere la sua partita in Internet. Mentre il campione italiano conquistava il secondo Wimbledon consecutivo e il quinto titolo del Grande Slam, migliaia di trasmissioni illegali delle partite venivano oscurate in Italia.
Durante le due settimane del torneo, lo scudo del Garante Agcom – arma contro la pirateria – ha messo a segno 3.750 blocchi. In concreto, ha affondato 3.390 nomi di dominio completi, indicati con la sigla inglese FQDN, e 360 indirizzi IP. Sono numeri importanti, per la prima volta raggiunti non per il calcio, ma per il tennis.
Il nome di dominio è l’indirizzo attraverso il quale raggiungiamo un sito Internet. L’indirizzo IP identifica invece il punto della Rete dal quale arrivano i contenuti. Oscurando questi due elementi, i fornitori di connessione (Tim e gli altri) impediscono agli utenti italiani di raggiungere la messa in onda abusiva.
Lo scudo fa capo al Garante Agcom. Quando ad esempio le emittenti legali individuano un sito o un servizio che trasmette illegalmente un evento, possono segnalarlo attraverso il sistema. E i fornitori di accesso a Internet devono eseguire il blocco entro trenta minuti.
La velocità è decisiva. Una partita dura poche ore. Se l’intervento arrivasse il giorno successivo, sarebbe praticamente inutile.
Il successo di Sinner ha reso Wimbledon un appuntamento capace di attirare anche persone che normalmente non seguono il tennis. Questa popolarità ha alimentato anche il mercato parallelo delle dirette pirata: siti, applicazioni e abbonamenti clandestini che permettono di vedere gli incontri senza pagare le televisioni autorizzate.
La malavita organizzata
Dietro le immagini gratuite, o vendute a prezzi molto bassi, può nascondersi un’attività illegale organizzata che genera gravi danni. Chi gestisce questi servizi incassa denaro senza aver acquistato i diritti e sottrae risorse alle televisioni, agli organizzatori sportivi e all’intera industria audiovisiva.
Ma anche lo spettatore rischia. Massimiliano Capitanio, commissario di Agcom, ricorda che la legge 93 del 2023 prevede sanzioni da 154 fino a 5.000 euro per chi utilizza consapevolmente servizi illegali. In alcuni casi, i titolari dei diritti possono inoltre chiedere il risarcimento dei danni.