la Repubblica, 14 luglio 2026
Alla Biblioteca nazionale di Firenze donati 800.000 fumetti
Immaginate di sfogliare il numero zero del Corriere dei piccoli, quel prototipo del 1894 intitolato Il numero dei bambini e delle bambine che anticipò la nascita del settimanale per giovani lettori più amato d’Italia. O di avere tra le mani il dattiloscritto originale di Dick Fulmine del 1940, i disegni originali della mostra La ballata di Tex, o la sceneggiatura del film mai realizzato sul leggendario ranger del Texas. Sono alcuni dei gioielli nascosti in un oceano di carta: oltre 800mila pezzi tra periodici, tavole originali, sceneggiature e locandine che hanno trovato una casa definitiva grazie ad una donazione senza precedenti. Gianni Bono, editore, storico e tra i massimi conoscitori del fumetto italiano, ha ufficialmente donato il suo sterminato archivio privato alla Biblioteca nazionale centrale di Firenze. Un atto che segna una svolta per la storia del fumetto, con la creazione di quella che potrebbe diventare la prima biblioteca italiana dedicata a questo genere.
Per Bono, la scelta di Firenze è un atto di fiducia e protezione: «Cercavo uno spazio adeguato per la mia collezione che con il tempo poteva deperire a causa di allagamenti, furti o incuria» spiega con la passione di chi ha dedicato una vita alle nuvole parlanti, tra la direzione di Topolino, la fondazione delle Edizioni If e la creazione del Museo italiano del fumetto e dell’immagine di Lucca. «Mio padre mi lasciò due fumetti, oggi ne ho un milione. Quando ho visto come conservano i libri alla Nazionale, ho pensato fossero meglio degli angeli del fango. Per questo lascio tutto a Firenze».
Non a caso Bono non vuole essere chiamato collezionista. «Io mi considero uno che salva le cose», precisa, «la mia missione è raccontare le persone che stanno dietro i disegni; se sei appassionato di fumetti ami i personaggi, ma io ho voluto raccogliere la memoria degli uomini che li hanno creati». Così è nata una raccolta che è un unicum e che copre decenni di storia, con un’attenzione particolare al periodo tra il 1938 e il 1948, segnato dalle leggi contro l’importazione e dalla censura, un’autarchia letteraria da cui nacquero icone come Tex.
Questa donazione arriva a colmare un vuoto storico doloroso. Nel 1966, l’alluvione dell’Arno danneggiò gravemente i fumetti della Nazionale – 2 km di scaffali – allora non considerati prioritari. Oggi, quel patrimonio viene immensamente ampliato. «Firenze con questo lascito diventa la capitale del fumetto italiano» afferma Bono, «potrebbe essere lo stimolo per creare una rete nazionale guidata proprio da Firenze, la prima istituzione che ha creduto in questo progetto». Bono parla anche del riconoscimento della memoria storica. «Io sono genovese e mi vergogno che nella mia città non ci sia una targa con scritto ‘qui è nato Corto Maltese’», commenta.
Ma cosa succederà ora? Il “giorno zero” è appena iniziato. Il materiale, attualmente diviso tra Milano e Verona, sarà trasferito a Firenze nel corso del 2026. È già stato richiesto al ministero della Cultura un finanziamento di 410mila euro per la catalogazione, un’impresa mastodontica che richiederà anni e forze esterne per affiancare il personale della Nazionale. L’obiettivo finale è la creazione di una Biblioteca italiana del fumetto, un polo di conservazione e ricerca che dia finalmente piena dignità alla nona arte. «Come ricordava Umberto Eco, di cui ero amico – aggiunge Bono – solo pochi ottusi possono negare ancora al fumetto il suo ruolo di potente mezzo di comunicazione e cultura». Dal 2027, la collezione sarà poi protagonista di mostre, convegni e attività di ricerca, anche in collaborazione con partner come Lucca comics & games.