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 2026  luglio 14 Martedì calendario

Ascoli Piceno, La contesa della pasta antifascista

La pastasciutta, antifascista, nel centro di Ascoli non si farà. Il parroco della Chiesa del Cuore immacolato di Maria, lui migrante dal Congo, campione di accoglienza, aveva detto “sì”, ma la pressione dei parrocchiani più ortodossi sabato scorso l’ha costretto a negare il campo di calcetto dietro il santuario del quartiere Luciani. «Mi spiace», ha detto abbassando la testa e giungendo le mani a quelli del Collettivo Caciara, gli organizzatori dell’evento politico e sociale. Loro, sparuto e testardo gruppo di antagonisti, stavano provando a portare il rituale dei fratelli Cervi al centro di una città nera, dopo aver pastasciuttato in periferia l’anno scorso. Antipasti, spaghetti al sugo, dolce, vino. Dieci euro, info e prenotazioni al cellulare.
Ascoli Piceno, da ventisette anni governata dai conservatori, da diciassette dai post-missini oggi Fratelli d’Italia, non tollera “bolscevichi” (così definiti, quelli del Collettivo Caciara, dal sindaco in carica, Marco Fioravanti). E i parrocchiani del Cuore immacolato l’hanno scritto con chiarezza al parroco migrante nella chat interna alle questioni della chiesa: «Ti vogliono usare come africano, e questo è un problema tuo, soltanto tuo». La pastasciutta con quell’aggettivo disturbante, “antifascista”, è «inopportuna e non adeguata».
Il padre congolese, aperto e accogliente, ai giovani lavoratori del Collettivo aveva detto nel suo italiano ancora impreciso: «E che problema c’è, qui vengono tutti i politici». Ha dovuto fare marcia indietro: «Se non togliete dalle locandine sui social la parola antifascista, non si può fare».
“Solo qui una pastasciutta è rivoluzionaria”
Nel circolo in pietra ai limiti del centro di Ascoli, dove pagano affitto e Tari, i “bolscevichi” della Caciara raccontano questo (come ogni gruppo antagonista parlano solo in collettivo, senza offrire singoli nomi e cognomi): «La pastasciutta antifascista è una normalità democratica nel resto dell’Italia, qui ad Ascoli diventa un evento rivoluzionario. È il secondo anno che ci proviamo, dopo il successo dell’estate 2025 con quattrocento partecipanti». Sette anni fa trasformarono un minimarket in un avamposto di corsi gratuiti in inglese per i meno abbienti «e politica dal basso». Dopo gli accertamenti della polizia locale alla panettiera del centro storico, Lorenza Roiati, che il 25 aprile 2025 aveva esposto uno striscione antifascista, organizzarono una manifestazione con quattromila partecipanti, «un inedito per questi territori».
Ascoli solo dieci anni fa era un luogo di destra rissante, «ma oggi resta una città di conservatori quieti, che semplicemente non tollerano nulla di diverso dal pensiero di un tranquillo vivere reazionario».
L’educatore scout: “Razzismo quotidiano”
C’è Alessio, educatore scout legato alla parrocchia della pastasciutta mancata. Da antifascista Agesci ogni estate ricorda nei campi allestiti per i ragazzi le Aquile randagie: sciolte dal regime fascista, si schierarono con i partigiani, ma senza mai imbracciare i fucili. Alessio illustra l’habitat intorno alla chiesa guidata da un prete congolese: «Il razzismo è quotidianità. Diversi fedeli non sopportano che un negretto, lo chiamano così, dica messa tutte le domeniche. Non vedono l’ora che se ne vada. Alcuni figli di quelle famiglie li ritroviamo nei nostri raduni estivi».
Casapound, via social, ha minacciato il parroco africano: «La remigrazione riguarda te per primo». Per salvare capra e cavoli, il sacerdote dalla pelle scura e i parrocchiani non antifascisti, ieri pomeriggio è intervenuto l’arcivescovo di Ascoli, Gianpiero Palmieri. Ha parlato di un equivoco: «La pastasciutta era stata presentata come una cena di beneficenza, il nostro frate minore non ha ben presente il dibattito politico italiano». Quelli del Collettivo Caciara negano, ma monsignore ha trovato una via d’uscita grazie a una comunità che spera più tollerante: «L’evento si terrà, sempre il 26 luglio, nella parrocchia che l’ha già ospitata lo scorso anno». Monticelli, in verità, è un po’ più in là, ma per la pastasciutta c’è già una richiesta di autorizzazione, protocollata in Comune. «Antifascismo, libertà e democrazia sono valori costituzionali», ha scritto monsignor Palmieri.