Corriere della Sera, 14 luglio 2026
La scure della Volkswagen: previsti subito 50 mila tagli
Volkswagen potrebbe tagliare fino a 100 mila posti di lavoro. A confermare il numero, che in precedenza l’azienda si era rifiutata di commentare, è una comunicazione dell’amministratore delegato Oliver Blume pubblicata sull’intranet aziendale e ripresa dal settimanale tedesco Der Spiegel.
Blume ha spiegato che i costi generali del gruppo sono del 20% più alti di quelli dei principali concorrenti. Il gruppo di Wolfsburg ha chiuso il 2025 con un utile netto quasi dimezzato a 6,9 miliardi di euro contro i 12,4 miliardi del 2024. «Il prossimo passo consiste nel riportare i nostri costi generali a un livello competitivo. Poiché metà dei costi deriva dal personale, un calcolo teorico, ipotizzando l’assenza di variazioni nel costo del lavoro, comporterebbe circa 50 mila tagli di posti di lavoro a livello globale», ha dichiarato nella nota interna. Tagli che andrebbero a sommarsi ai 50 mila esuberi già concordati nei diversi marchi del gruppo, tra cui Volkswagen e Audi. I dettagli del piano di ristrutturazione non si conoscono ancora. Il ceo ha spiegato che in tutti i marchi, le aziende e le regioni è in corso una valutazione per determinare quali aggiustamenti siano «necessari e possibili», lasciando intendere che l’entità esatta degli esuberi non è ancora stata definita.
Nel documento, Blume affronta per la prima volta anche la questione dei quattro stabilimenti tedeschi a rischio. Lo Spiegel nei giorni scorsi aveva anticipato che entro cinque anni potrebbero chiudere le fabbriche Volkswagen di Zwickau ed Emden, nel 2032 quella di Hannover e nel 2034 lo stabilimento Audi di Neckarsulm.
«La capacità produttiva in eccesso costa – ha dichiarato in merito alle potenziali chiusure —. La verità è che, allo stato attuale delle cose, non possiamo confermare che gli stabilimenti saranno in grado di operare in modo competitivo fino al 2030». Il ceo quindi non esclude alcuna ipotesi, pur ribadendo che «le soluzioni intelligenti sono sempre preferibili alla chiusura di una fabbrica». Il sindacato dei metalmeccanici tedeschi Ig Metall non ha commentato le dichiarazioni di Blume, ma giovedì scorso si era espresso contro il piano di ristrutturazione, che è stato respinto dal consiglio di sorveglianza di Volkswagen.