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 2026  luglio 14 Martedì calendario

Mossa del governo, un audit su Report

Un audit interno per verificare «la veridicità delle fonti utilizzate» da Report e «la qualità e affidabilità deontologica dei consulenti della trasmissione». Il governo irrompe nella vicenda Ranucci-Lavitola, incalzando la Rai ad agire a tutela del servizio pubblico. A muovere, è il ministro delle Imprese Adolfo Urso (FdI) che, in una lettera inviata ieri all’ad della Rai, Giampaolo Rossi, richiamando gli obblighi del contratto di servizio sull’informazione e, preso atto dell’«allarme e della forte preoccupazione», destati dalla vicenda, chiede «quali azioni la Rai intenda adottare per rendere impermeabili programmi d’inchiesta, quali Report, rispetto a interferenze o influenze di terzi che possano condizionarne l’indipendenza e l’affidabilità». E che l’obiettivo sia l’apertura di un’indagine interna è confermato da fonti ministeriali.
Una mossa che toglie la Rai dall’imbarazzo di prendere l’iniziativa e accelera i tempi della verifica dell’eventuale permanenza di Ranucci alla conduzione. Già, perché settembre è alle porte e sulla nuova stagione bisogna già lavorare. L’obiettivo dell’audit sembra quello di valutare se sospendere Ranucci cautelativamente fino a quando l’indagine della magistratura non avrà fatto il suo corso. L’audit, che sarà proposto dall’ad al cda, potrà così formalmente procedere alla verifica di elementi che possano chiarire il ruolo del faccendiere Valter Lavitola rispetto a Report.
E di questo aspetto si occupano anche le indagini disposte dal pm Edoardo De Santis sulle visite redazionali di Lavitola. Sul fronte investigativo, una prima novità riguarda il tentativo di fuga di Lavitola, sorpreso lo scorso 4 luglio con il trolley in macchina, pronto a volare in Camerun. Il biglietto aereo era stato acquistato all’indomani dell’arresto del «commando» che collocò la bomba di fronte alla casa di Ranucci, mentre l’imprenditore indagato per strage aveva parlato di «viaggio di affari». Intanto Ranucci ha sporto denuncia per diffamazione attraverso l’avvocato Roberto De Vita, «in relazione alla diffusione di dichiarazioni, articoli di stampa, congetture e insinuazioni che hanno trasformato, mediante esplicite allusioni, la vittima del grave attentato nel suo presunto beneficiario». Ieri sera al Tg1 ha raccontato la propria versione il factotum di Lavitola, Gomes Clesio Tavares: «Non c’entro, ma non torno. Lavitola mi ha scritto che è meglio non sentirci più».
Tornando a Urso, il ministro ha scritto anche ai presidenti delle Camere perché ricostituiscano al più presto la commissione di Vigilanza Rai, alla luce della vicenda di Report e per il «rischio di condizionamenti esterni nel giornalismo d’inchiesta». Ironizza l’ex capogruppo del Pd in Vigilanza, Stefano Graziano: «Urso, come il Marchese del Grillo: s’è svejato e scopre oggi problemi che esistono da tempo, ma farebbe bene a guardare in casa propria». Concorda l’ex presidente Barbara Floridia (M5S) che sulla lettera di Urso dice: «A che titolo scrive all’ad Rai per impartire lezioni sul giornalismo d’inchiesta, proprio lui, più volte oggetto delle inchieste di Report?». Roberto Natale consigliere di amministrazione di opposizione Rai si scalda: «Mi sembra chiaro il tentativo di Urso di mettere la mordacchia a una trasmissione d’inchiesta. Nessuno speculi sulla nostra richiesta di chiarezza».