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 2026  luglio 14 Martedì calendario

Preferenze, l’accordo per ora non c’è. L’incognita del voto segreto

Nessuno sa con certezza cosa accadrà oggi pomeriggio, quando il tanto discusso emendamento alla legge elettorale che istituisce le preferenze sarà votato a Montecitorio. «È la prima volta nella legislatura che davvero non si possono fare previsioni», dicono dai piani alti di Fratelli d’Italia, il partito che ha voluto fortemente il ritorno delle preferenze – escluso nel testo licenziato dalla commissione – e che assieme a Noi moderati e Udc è l’unico ad averlo firmato. Con alto rischio di spaccatura con effetti che si capiranno solo nei prossimi mesi. Forza Italia e Lega infatti, contrarie alla reintroduzione delle preferenze, solo stamattina dopo aver riunito i gruppi decideranno il da farsi. Con un variabile che tiene tutti con il fiato sospeso: non si sa infatti se l’opposizione, che comunque annuncia «dura battaglia», chiederà il voto segreto, se voterà, e come. Infatti, un vertice del centrosinistra che si è tenuto ieri mattina non ha sciolto i nodi, e solo il M5S ha presentato un emendamento, diverso da quello della maggioranza ma comunque sulle preferenze, mentre Pd e Avs non vorrebbero entrare proprio nella scrittura della legge, contestandola alla radice.
L’emendamento di FdI e Nm è semplice: si prevede che in ogni circoscrizione della Camera si possano presentare fino a sette candidati, per un massino di eletti che sarà certamente minore. Il capolista però è bloccato, quindi se scatta un solo eletto toccherà a lui il seggio, potrà presentarsi in cinque diverse circoscrizioni e dovrà far parte del listino bloccato che andrebbe in Parlamento in caso di vittoria grazie al premio di maggioranza. In pratica, il secondo più votato avrebbe varie chance di entrare in Parlamento, o grazie al listino o alla rinuncia del capolista nelle varie circoscrizioni dove verrà eletto. Si possono poi dare fino a tre preferenze, rispettando l’alternanza di genere.
È il nome dato alla proposta di legge elettorale presentata dal centrodestra, scelto in riferimento al principio di governabilità che il premio di maggioranza al 42% previsto dal nuovo sistema proporzionale dovrebbe garantire.
Se da annotare c’è che sono stati dimezzati gli eletti nelle circoscrizioni estere, va detto che davvero l’emendamento divide trasversalmente i partiti. Ufficialmente sia Tajani che Salvini dicono che non è un grosso problema per loro: ribadisce il leader della Lega come lui è «sempre stato eletto con le preferenze, noi non chiediamo compensazioni», ma sono i singoli parlamentari in questo caso a temere per l’elezione come anche alcuni leader che hanno candidati forti e a loro non amici, i vari «cacicchi» insomma: «Questa legge avvantaggia i partiti grandi», dicono da FI e Lega. E il partito di Salvini sembra voler comunque dar battaglia a tutto campo: un emendamento presentato dal deputato Panizzut per il sì al terzo mandato dei governatori è stato dichiarato inammissibile – il che era piuttosto ovvio trattandosi di leggi diverse – ma il gruppo ha intenzione di chiedere in Aula al presidente Fontana di rivalutarlo. Il tutto senza che, dicono da FdI, se ne sia mai parlato nelle riunioni politiche. Insomma, è guerriglia. O è la richiesta che il tema venga affrontato in seguito, obbligatoriamente.
Ma è anche diviso il Pd al proprio interno, e lo stesso Conte sarebbe contrario alle preferenze. L’incognita è quella del voto segreto. La previsione unanime è che, se votasse tutta l’Aula a scrutinio segreto che potrebbe chiedere l’opposizione, l’emendamento non passerebbe. Ma se l’opposizione decidesse di non partecipare al voto, la divisione in Aula del centrodestra potrebbe essere plastica.
Per questo il relatore non darà indicazioni ma si rimetterà all’Aula. Stamattina saranno bollenti le riunioni dei gruppi. Il rischio per la maggioranza è massimo, la spaccatura dietro l’angolo, Giorgia Meloni lo ha messo in conto ma ha voluto tenere duro sulla sua scelta che mai è stata in dubbio. Il verdetto è atteso tra oggi pomeriggio e domani massimo, voto finale venerdì. Ore caldissime, con esiti davvero imprevedibili.