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 2026  luglio 14 Martedì calendario

Così i droni di Kiev costringono Mosca a chiudere il Mar d’Azov

Mosca considerava il Mar d’Azov un lago interno russo dopo l’occupazione, nel 2022, di tutte le sue coste, dalla Crimea a Mariupol. Ma ora quel bacino usato per spedire soprattutto petrolio e cereali verso i mercati internazionali si è trasformato in una trappola. Se fino alla scorsa settimana le navi della sua «flotta ombra» navigavano scure e pesanti lungo le sue acque, oggi quelle stesse rotte sono quasi deserte. Il Cremlino è stato costretto a ordinare l’alt: la navigazione è sospesa, le navi commerciali bloccate nei porti, le rotte militari congelate. A far saltare la sicurezza dell’area sono stati i droni di Kiev. Ieri hanno colpito altre 15 navi russe, tra cui sette petroliere, cinque navi da carico, un traghetto e due rimorchiatori, portando a 105 le imbarcazioni di Mosca danneggiate in una settimana nel Mar d’Azov, stima il tenente colonnello Robert Brovdi, comandante delle forze per i sistemi senza pilota. Un video diffuso dalla sua brigata mostra il fumo sopra una petroliera bersaglio. Gli equipaggi hanno abbandonato le navi colpite alla deriva.
La flotta ombra di Mosca, che trasporta nel mondo greggio soggetto a sanzioni, si sta «notevolmente riducendo» sostiene Brovdi. Le imbarcazioni non possono più attraversare lo stretto di Kerch, che collega il Mar d’Azov con il Mar Nero, quindi con il Mediterraneo attraverso il Bosforo. L’altro cuore del blocco è il canale Don-Azov, la via fluviale e marittima che unisce il grande fiume dell’entroterra russo con il Mar d’Azov. Una rotta vitale per l’esportazione dei cereali provenienti dalle ricche regioni agricole di Rostov e Krasnodar. E anche per dare uno sbocco al Mar Caspio, privo di collegamenti con i mari del mondo. «Così si è trasformato in un lago. Tutti i suoi prodotti – agricoli, fertilizzanti, qualsiasi cosa – passano attraverso il canale del Don-Azov», ha ricordato l’ex ministro della Difesa ucraino, Andriy Zagorodnyuk, sottolineando che il Cremlino ha perso il controllo di un corridoio marittimo «cruciale».
I comandi russi, per ora, si sono limitati a comunicare le restrizioni solo verbalmente agli operatori del settore, un espediente per non ammettere ufficialmente la gravità della situazione. Ma il risultato non cambia: il commercio è paralizzato e l’economia di guerra di Mosca subisce un colpo durissimo.
Lo stop al transito delle navi in entrata e in uscita è entrato in vigore venerdì, riferisce Reuters : da allora quelle che erano già all’interno si ritrovano senza vie di fuga, intrappolate nelle sue acque.