Corriere della Sera, 14 luglio 2026
Uno scudo contro i missili di Putin. L’alleanza europea con l’Ucraina
I missili sulle città ucraine sono «l’ultima arma ormai rimasta a Putin», dice il presidente Volodymyr Zelensky, e quindi dieci Paesi europei – tra i quali l’Italia – costruiranno uno scudo anti-missili usando i sistemi attuali e il nascente ucraino-europeo Freyja, dal nome della dea scandinava dell’amore e della guerra. Un scudo destinato a entrare in funzione entro 12 mesi per proteggere i cieli dell’Ucraina, e di tutta l’Europa se ce ne fosse bisogno. I membri fondatori della «Coalizione integrata contro i missili balistici» annunciata ieri a Parigi sono Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svezia, Ucraina e Regno Unito. E nella notte Kiev è stata investita proprio da un raid con missili balistici.
«Il sostegno a Kiev è un investimento per la nostra sicurezza», ha ripetuto il presidente francese Emmanuel Macron, e la natura di questa coalizione antimissili sembra esserne l’illustrazione. Al cuore dello scudo c’è un primo accordo raggiunto il 16 giugno scorso al salone della difesa Eurosatory di Parigi tra l’azienda tedesca Hensoldt, che costruisce radar mobili, e l’ucraina Fire Point guidata dalla 33enne manager Iryna Terekh, all’avanguardia nella tecnologia dei droni e produttrice del missile intercettore FP-7.x testato con successo nel giugno dell’anno passato.
Rispetto al missile intercettore del sistema americano Patriot, che costa circa quattro milioni di euro, l’ucraino FP-7.x ha un costo stimato in circa 700 mila euro. Il sistema Freyja non punta a sostituirsi alle capacità europee già esistenti, ma «è un modo per rafforzare la nostra difesa, creare uno scudo efficace per proteggere tutta l’Europa e in modo più veloce ed economico», ha detto Zelensky.
Sono molto lontani i tempi in cui la Germania, subito dopo l’invasione russa dell’Ucraina, osava inviare a Kiev 5.000 elmetti da soldato come unico materiale bellico. Berlino ha un ruolo industriale e militare di primo piano nella nuova coalizione antibalistica, e al termine della riunione di ieri il cancelliere Friedrich Merz ha sottolineato la volontà dei partner europei di «aumentare le pressioni sulla Russia perché la guerra finisca il prima possibile». È una coalizione «puramente difensiva», si legge nella dichiarazione finale, pensata appunto per mostrare la determinazione europea, togliere alla Russia l’unico vantaggio che le resta, quello dei missili, e spingerla così ad accettare una pace che non sia una capitolazione dell’Ucraina. La riunione fondativa della coalizione si è svolta al Quai d’Orsay, e vi hanno partecipato le più importanti aziende europee della difesa come l’italiana Leonardo, Mbda (nella quale Leonardo ha il 25%), Thales, Hensoldt, Diehl Defense, Saab, Kongsberg Defense & Aerospace, Weibel, Eurosam, Safran e Destinus.
L’Ucraina utilizza da tempo il sistema antimissile franco-italiano Samp/T, e ieri si è accordata per acquistare un nuovo lotto di batterie Samp/T di nuova generazione, assieme a 16 caccia francesi Rafale che dovrebbero entrare in servizio sui cieli ucraini nel 2028. Kiev avrà inoltre la licenza per produrre i missili Aster 30, e Zelensky ha annunciato di avere raggiunto un accordo con Donald Trump per produrre su licenza in Ucraina il sistema Patriot, come era stato ipotizzato già al G7 di Evian. L’idea è che i vari sistemi Samp/T, Patriot e il futuro Freyja debbano coesistere ed essere complementari, «più diversificata è la nostra difesa, più sarà difficile per i nostri nemici minare la sicurezza in Europa».
Dopo la riunione antimissili al Quai d’Orsay, agli Invalides si è svolta quella allargata (37 Paesi) della Coalizione dei volenterosi, definita dal portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, «coalizione di istigatori della guerra». Macron ha annunciato «esercitazioni comuni nei prossimi mesi nei Paesi vicini all’Ucraina» della forza multinazionale (alla quale l’Italia preferisce non partecipare) destinata a essere dispiegata in Ucraina per garantire il cessate il fuoco, quando sarà raggiunto. Si muove anche il Vaticano. Ieri è arrivato a Kiev l’inviato di papa Leone, il cardinale Matteo Zuppi. Visiterà anche campi di prigionia russi.
Questa mattina sugli Champs Élysées, alla presenza dei capi di Stato tra i quali il presidente Sergio Mattarella, la parata per il 14 luglio con la novità dei 500 soldati tra ucraini, italiani e degli altri Paesi della coalizione.