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 2026  luglio 13 Lunedì calendario

Rai, gruppo in utile, meno ascolti

La Rai fatica a trovare stabilità e prospettive di crescita in attesa del 2027, quando molti interrogativi di oggi dovranno essere risolti o almeno affrontati. Il 30 aprile 2027, infatti, scade la concessione decennale in esclusiva alla Rai per il servizio pubblico radiofonico, televisivo e multimediale e il relativo schema di convenzione. Nello stesso anno elettorale, scade il mandato per il vertice aziendale in carica, rimasto senza un presidente effettivo e in grado di provocare una crisi istituzionale quale quella provocata dalle dimissioni di tutti i componenti della commissione bicamerale di Vigilanza. Il bilancio 2025 e i dati di ascolto della stagione televisiva 2025-2026, con tutti i canali di Mediaset davanti a quelli di Rai nel giorno medio come in prima serata, certificano tali incertezze di percorso, pur non mancando piani ambiziosi, da quello industriale a quello immobiliare, dei quali andrà verificata l’attuazione, e un notevole investimento sui contenuti. Attuazione dei Piani da verificare alla luce dello stop al negoziato tra RaiWay, al 65% Rai, con EI Towers (60% F2i, 40% MFE, Media for Europe, l’ex Mediaset) del quale il Consiglio Rai ha preso atto il 2 luglio, dopo che il termine del 30 giugno è stato superato senza l’individuazione di una «base negoziale condivisa» per l’aggregazione tra RaiWay e EI Towers.
Il bilancio 2025 vede il gruppo Rai chiudere in positivo il consolidato per 9,3 milioni mentre la capogruppo Rai spa è in perdita per 21,2 milioni, ma si tratta di due sostanziali pareggi. I ricavi sono in calo ma l’azienda radiotelevisiva ha saputo ridurre i costi, in particolare quelli esterni, scesi, per la capogruppo, da 1,5 miliardi a 1,38 (per Rai spa l’indebitamento sale da 458 a 525 milioni di euro). L’indebitamento finanziario netto a fine esercizio del gruppo Rai è pari a 585 milioni, in crescita sul 2024, quando erano pari a 512 milioni, per «gli anticipi erogati a fronte dei futuri grandi eventi sportivi che la Rai ha acquisito in assolvimento della missione di Servizio Pubblico». Per la verità, i grandi eventi sportivi, così come Sanremo, costano cari ma tengono in piedi le performance della Rai in termini di audience. Rai2, ad esempio, ha beneficiato, nella stagione 2025-2026, degli ottimi ascolti delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Le Olimpiadi hanno triplicato gli ascolti di Rai2 rispetto alla media della rete mentre gli ascolti di RaiSport in prima serata sono decuplicati.
Il Piano Industriale 2024-2026 è ambizioso, con oltre 100 milioni di investimenti incrementali. Il Piano immobiliare si articola fino al 2032 e prevede investimenti per 500 milioni di euro, con la ristrutturazione di Viale Mazzini e la relativa bonifica dall’amianto, la riqualificazione dell’Auditorium Scarlatti di Napoli, sormontato dal più grande organo laico d’Europa, e dell’edificio che racchiuderà l’Archivio storico della Canzone napoletana con oltre 100mila contributi, la realizzazione del nuovo Centro di produzione di Milano e i nuovi studi di Saxa Rubra a Roma per 1800 mq complessivi, gli ultimi due dotati delle più avanzate tecnologie. Resta da valutare la capacità o meno dell’azienda a finanziare i suoi Piani. Le risorse Rai, com’è noto, dipendono dalla politica. Il canone pagato con le bollette elettriche, vede quote trattenute dallo Stato per altri scopi pari al 13,6% degli introiti totali (la Bbc incassa il 96% degli introiti totali) e non è adeguato all’inflazione dal 2017. Gli introiti pubblicitari sono in costante calo, pari a 737 milioni per il 2025 a fronte dei 794 del 2024. E il 2025 è stato anno olimpico, ma nel quale ha ovviamente inciso lo scenario internazionale con i suoi fronti di crisi. Il Fondo Monetario ha rivisto al ribasso la crescita del Pil italiano (0.7%) nel 2026 dopo lo 0,5% del 2025.
Lo sforzo produttivo non manca: secondo i vertici aziendali la Rai investe nel prodotto una quantità di risorse sostanzialmente pari a quanto percepito dal canone. Il valore medio per i servizi pubblici europei è al 68% del canone percepito, con la tedesca Ard al 42% e la Bbc al 73%. La Rai, insomma, pur avendo risorse pubbliche tra le più basse in Europ
a, con maggiori trattenute dallo Stato e con gli stringenti limiti sull’affollamento pubblicitario, realizza un’offerta ampia, con il maggior numero di canali radiotelevisivi: sono 14 quelli tv, 12 radio e quattro piattaforme digitali; e con il maggior numero di ore di programmazione nazionale.
Nel triennio 2023-2025 la Rai ha prodotto 200 film con 190 milioni di investimento e ha investito 570 milioni nella fiction. Si tratta i capire quale sia la performance in termini di ascolto di tale sforzo produttivo e distributivo. Prima degli ascolti delle reti, spicca in positivo il caso di RaiPlay, «elemento cardine del nostro orizzonte industriale» secondo il bilancio 2025. La piattaforma della Rai offre circa 7mila titoli e vanta un pubblico in forte crescita, con 23 milioni di account attivi, pari al 44% della popolazione residente. E al 53% della audience totale digitale, con la fascia sotto i 35 anni che vale il 41% del totale. Si può avanzare un interrogativo: tutti gli account di RaiPlay sono di residenti in Italia che pagano il canone? O, in parte, sono di italiani all’estero che attraverso le vpn (rete privata virtuale) figurano come account italiani per vedere quasi tutti i programmi della Rai’? Il caso è stato sollevato da un’interrogazione parlamentare del Pd, insieme al Maie (Movimento associativo Italiani all’estero), dove si dice «l’uso delle vpn per accedere a Rai Play dall’estero non è più un fenomeno marginale» e coinvolge gli operatori che acquistano dalla Rai i diritti per la ritrasmissione all’estero. La Rai può replicare che si tratta comunque di un successo, ma si pongono una serie di questioni a cui dare risposta. Quanto alle performance a livello di ascolti, nella stagione 2025-2026 (dal 14 settembre al 30 maggio 2026), secondo le rilevazioni dello Studio Frasi sui dati Auditel, Mediaset mantiene il primato di ascolti nel giorno medio sulla Rai ma, soprattutto gli ascolti in prima serata del gruppo guidato da Pier Silvio Berlusconi crescono dell’8,96% arrivando alla media di 8,2 milioni mentre la Rai, con 7,5 milioni perde il 6,56% pari ad oltre mezzo milioni di ascolti. L’unica consolazione per la tv pubblica è che Rai1 mantiene la leadership di ascolto sia nel giorno medio che in prima serata su Canale 5, ma con un distacco ormai ridotto all’osso perché in prima serata Rai1 perde l’8,23% dell’audience mentre Canale 5 guadagna ben il 38% degli ascolti in una sola stagione.